Now On Air:

Gus G, eroe virtuoso dell’heavy

Ritratto di Kostas Karamitroudis, shredder tostissimo. Domenica sera sarà sul palco del Gods of Metal con zio Ozzy...

22 giugno 2012

Kostas Karamitroudis, aka Gus G, Foto Stampa

Di Fabio Schiavo

Lui, in realtà si chiama Kostas Karamitroudis, classe 1980 da Salonicco, Grecia, ed è quasi uno scioglilingua, ma tutti i metal kid, e non solo, lo conoscono come Gus G: “Il primo è la traduzione del mio nome, mentre l’altro è un nomignolo che mi ha appioppato un amico americano”, racconta. È un chitarrista. Anzi, un signor virtuoso della chitarra. E, così lo diciamo subito a scanso di equvoci, suonerà domenica prossima con Ozzy Osbourne al milanese Gods of Metal. Premessa fatta, torniamo a Kostas: la voglia di suonare arriva, quando a nove anni, ascolta Frampton, Comes Alive: “Quel disco fu più che un’illuminazione”. Ma anche dopo aver assistito a uno show di Al di Meola in tivù: “Non mi sembrava possibile tirar fuori da uno strumento come quello suoni così pazzeschi a una velocità così folle…”.

Amore a prima vista per le sei corde premiato dal padre con una chitarra classica. Ricorda Gus: “La mia prima elettrica è arrivata a 14 anni. Era une Fender Stratocaster amplificata da un piccolo Elephant, a valvole se non ricordo male, con cui mi esercitavo più di otto ore al giorno”. Adesso lui è uno tra i migliori shredder al mondo: “Il mio guitar hero, però, rimane Joe Stump, the number one, colui che mi ha spinto a fare della musica la mia vita”. Nel 2011 ha vinto il Golden Gods Dimebag Award di Metal Hammer. Le sue passioni? Oltre al metal, ça va sans dire, tutta la musica, senza esclusione, con una predilezione per “il blues in ogni sua forma, soprattutto quello inglese e americano“, non il rebetiko, però, la cosiddetta versione greca del genere, nata nei bassifondi tra gli emarginati e che racconta storie di povertà, disagi, prigione, droghe, storie d’amore, problemi sociali e prostituzione in modo passionale, a volte triste e a volte ironico o scherzoso.

Sul palco del Gods of Metal Gus non accompagnerà solo zio Ozzy (“Un grande del rock, dotato di una carica incredibile. Vederlo saltare e muoversi sul palco come un ragazzino, beh, lascia senza fiato”), ma si esibirà anche al fianco di Geezer Butler (“I Black sono sempre stati il mio gruppo preferito e Master of Reality il loro album migliore”), di Blasko Nicholson, Zakk Wylde, e di Slash, ospite speciale in una versione all together di Paranoid. “È una specie di sogno di ragazzino diventato realtà”.

Gus è un iperattivo: “Non mi piace stare con le mani in mano, mi sembra di perdere qualcosa. Se non mi esercito con la chitarra, scrivo canzoni”.

Oltre a seguire il lavoro con i suoi Firewind, a disegnare chitarre, come i due modelli custom con la Esp, la GUS G. FR e la GUS G NT: “Ho scelto il tipo di legno, i pick up, gli intarsi, insomma cose di quel genere” e a twittare (@gusofficial) con fan, amici e chiunque voglia scrivergli, “una vera e propria mania”, ammette.

Della sua vita privata, chitarre e manie a parte non ama parlarne molto: “Ho una moglie… ma interessano a qualcuno queste cose?”, gli piace stare a casa sua, a Salonicco, quando può. Insomma, un tranquillo ragazzo che ha avuto la fortuna di trovarsi al momento giusto nel posto giusto: “Ero al Blizzcon 2009 e avevo appena fatto una breve audizione con Ozzy. Sharon (moglie di Ozzy e sua produttrice, N.d.R.) mi ha detto che ero “assunto”. Sono rimasto senza parole. Ho chiesto se potevo andare in camera un momento. Appena entrato, ho bevuto parecchi whiskey per riprendermi”.

Tranquillo e sempre rilassato si altera solo in un caso: “Non mi piace il collegamento tra Heavy Metal e satanismo o peggio ancora, con l’estrema destra, com’è successo in Grecia”. Kostas si riferisce George Germenis, uno dei leader di Chrysi Avgi (Alba Dorata) la formazione estremista filo nazista. Il politico si esibisce nel gruppo black metal dei Naer Mataron con l’alias di Kaiadas (nome della grotta in cui gli antichi spartani lasciavano morire i bambini nati malati o deformi, N.d.R.). “Trovo sbagliato fare generalizzazioni. Non bisogna giudicare uno stile di musica basandosi su alcuni, dubbi, esponenti”. Perché, altrimenti, si cade nel pregiudizio: “Ed è quello il vero, grosso errore!”.

Commenta la notizia

New York Film Academy