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Ian Astbury: ‘Continuo ad omaggiare Jim Morrison’
"La mia vita è sempre stata scandita da lunghi viaggi, sia con la band che in solitaria e ho affinato la capacità di trascrivere le emozioni che provo nel visitare nuovi luoghi o anche solo nell’imbattermi in un’immagine che mi colpisce"
Ian Astbury live sul palco
Di Luca Garrò
Che i Cult siano una della band più sottovalutate del panorama musicale mondiale è un dato appurato. Oltre ad aver realizzato una serie di hit che tre quarti delle band nate negli anni ’80 può solo sognarsi, il gruppo di Ian Astbury e Billy Duffy ha mantenuto una coerenza di fondo che si è rivelata, nel tempo, un valore aggiunto non da poco. Col tempo purtroppo, complici le difficoltà interiori dello stesso Astbury, la band ha finito per dilapidare molto del credito guadagnato, pur proseguendo un percorso fatto di sudore, ottimi album e, soprattutto, grandi concerti. Dal vivo i Cult sono infatti ancora una macchina rock ‘n’ roll pressoché perfetta e il nuovo album, Choice Of Weapon, è il migliore dai tempi di Sonic Temple. Ecco perché il 2012 potrebbe essere quello della riscoperta da parte del grande pubblico.
Credo che il nuovo album sia in assoluto il più completo della vostra discografia: non solo contiene le vostre classiche sonorità, ma dimostra una notevole maturità. Qual è il segreto di un’uscita così dopo trent’anni di attività?
Siamo davvero eccitatissimi per l’uscita del disco, non vediamo l’ora di capire la reazione del pubblico, perché siamo convinti di aver lavorato davvero bene. Non abbiamo voluto ricreare nessun album della nostra carriera, né tanto meno scimmiottare noi stessi, ma solo mettere in musica quello che siamo ora. Il mio rapporto con Billy non è mai stato così saldo, c’è stato un tempo in cui non riuscivamo a capirci, ora siamo una fonte d’ispirazione continua uno per l’altro.
A tal proposito, come nascono oggi i brani dei Cult? Billy ricama una trama sonora e tu lo segui o nascono prima le liriche?
Dipende dalla situazione, alle volte basta un suo arpeggio per far nascere dentro di me le parole, altre volte gli propongo delle cose scritte in solitudine, che riguardano quelle che lui chiama “le tue solite cose” (risata). Molti pezzi nascono anche in viaggio. La mia vita è sempre stata scandita da lunghi viaggi, sia con la band che in solitaria e ho affinato la capacità di trascrivere le emozioni che provo nel visitare nuovi luoghi o anche solo nell’imbattermi in un’immagine che mi colpisce. Non parlo a livello di intelletto, ma di sentimenti. È quello il momento in cui la penna tocca il foglio di carta, quando riesco a tornare al sentimento provato in quel preciso istante.
Credo che Life>Death sia il pezzo migliore che abbiate mai scritto. È un pezzo rock perfetto, canti cambiando continuamente registro, in un modo totalmente inedito per te. Ci sono dentro Bowie, gli U2 e l’assolo finale sembra registrato da Jimmy Page. Può essere considerata il vostro pezzo simbolo, quello che furono Stairway To Heaven per gli Zeppelin o Boh Rap per i Queen?
Se la metti in questo modo mi fai paura (ride), però hai colto senza dubbio la canzone intorno a cui gira tutto l’album. È il brano di cui vado più fiero da almeno quindici anni, ci ho messo dentro tutto me stesso, tutte le mie anime e le mie influenze. È il pezzo più spirituale dell’album. Pensa che l’assolo finale di cui parli non era presente quando abbiamo registrato la traccia, l’abbiamo aggiunto pochi giorni prima di mandare in stampa l’album. Sia a me che a Billy sembrava che mancasse qualcosa, come se fosse incompiuta. Poi, di colpo, ha preso la chitarra e ha creato uno dei suoi assolo più belli. È straziante.
La sensazione è che i brani siano stati registrati dal vivo in studio…
Ed è proprio così. Era già successo per l’album precedente e abbiamo capito che per una band come la nostra la via migliore per registrare un album è quella di suonare i pezzi insieme in studio.
So che anche sui titoli della canzoni ha sempre molti ripensamenti!
Sì, li cambio in continuazione, è una specie di deviazione! Arrivo a pochi giorni dalla consegna dei master che una canzone può aver cambiato sei o sette volte titolo, mi è sempre successo. Non so se sia un fattore legato alle mie insicurezze o se sia solo il passare del tempo a farmi venire mille dubbi. La cosa singolare è che nella mia testa il processo va avanti anche dopo la pubblicazione del disco, quindi quando nelle interviste mi chiedono spiegazioni su un brano in particolare devo sempre andare sul mio notebook per capire di che pezzo si stia parlando!
Be’, quando inizieranno le ristampe dei vostri album potresti ripubblicarli con titoli alternativi, allora! Hai mai pensato di pubblicare un libro sulla tua carriera?
Ottimo consiglio, col senno di poi penso che alcuni titoli si addicano anche di più alle liriche dei brani. Sì, ci ho pensato molte volte, ma francamente non riuscirei a trovare il tempo per scriverlo. Negli ultimi cinque anni non abbiamo fatto altro che suonare dal vivo e ammetto di non essere il migliore dei songwriter da tour bus. E poi, ho ancora molto tempo di fronte a me. Guarda i Doors, ognuno ha scritto molto tardi le sue memorie, Robby (Krieger ndr) nemmeno ha finito (ride)…
Visto che ne hai parlato tu, ti confido che lo stesso Krieger mi disse che sei stato l’unico artista in grado di proseguire in qualche modo il discorso di Jim Morrison e di sicuro l’unico che potesse interpretarne i brani con lo stesso mood.
Non sai quanto questa cosa mi faccia piacere. Ogni sera cerco di portare lo spirito di Morrison, del poeta Morrison, sul palco. Robby però sbaglia, c’è un abisso tra me e Jim e nutro un rispetto verso i Doors e il loro repertorio che non riesco a spiegarti.
Lo spieghi bene sul palco. Una curiosità legata al periodo dei Doors Of The 21th Century: registraste davvero dei nuovi brani per un album?
Ti ringrazio, spero sempre di riuscire a trasmettere un po’ della mia anima dal vivo. Sì, siamo stati alcune settimane in studio ed esistono dei brani. Purtroppo Densmore non sposò mai il progetto e i suoi problemi con Manzarek portarono tutto allo sfascio. Come ogni cosa, prima o poi salterà fuori dagli archivi!
