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Mai come ora, Sud Sound System!

Per loro il Salento è come la Giamaica (musica inclusa!). Perché: 'mare ca bagna tante scogliere...'

3 luglio 2012


I Sud Sound System, Foto Imagery Studio

Di Fabio Schiavo

Non si sentono molto a loro agio nel ruolo di “nonni” o in quello di “Papa” del ragamuffin italiano: “Perché siamo giovani dentro e continuiamo a divertirci come facevamo agli inizi“, anche se il tempo è passato inesorabile da quando hanno iniziato ai primi del 1990. “Però è anche vero che quel ruolo ce lo siamo trovato addosso, senza aver fatto nulla per cercarlo. Forse è solo un riconoscimento per tutto quello che abbiamo seminato“.

In quanto “nonni”, i Sud Sound System, perché è di loro che stiamo parlando, avranno pure una discendenza… “In primis tutto il Salento che canta, e poi, i BoomDaBash, i Ghetto Eden e gli Adriatic Sound, solo per fare dei nomi”. Di quest’ultimi, dopo il brano Can’t Stop the Music, i Sud hanno anche prodotto Move Up, primo cd del duo formato da Rankin’ Lele e Papa Leu.
Però i componenti del gruppo leccese, da veri “Papa” per evitare che altri colleghi alle prime armi incontrino le stesse difficoltà da loro vissute, cercano di dare una mano attraverso varie iniziative. Fra queste, il progetto regionale Puglia Sounds: “Un modello come ne esistono tanti altri nel resto dell’Europa, ma non in Italia, e un tentativo di spronare i giovani a non lasciarsi andare”, risposta perfetta a chi, invece, sta cercando in tutti i modi di disincentivarli.

E se per Paul Nizan avere vent’anni sulle spalle non doveva essere una bella cosa, per Fabio Miglietta, Terron Fabio, dei Sud Sound System, pionieri dei ragamuffin italiano, invece, “quegli anni sono proprio volati” e quel traguardo è considerato “un motivo di orgoglio, perché se non sei presente alla fine non festeggi i tuoi anniversari. In tutti i sensi. Guardare oggi al tempo trascorso per noi è uno stimolo per il futuro con la convinzione e la speranza di fare ancora tanto. Senza puntualizzare le date, dandogli troppa importanza“.

Insomma, tirando le somme, si tratta di una bella soddisfazione, soprattutto considerando che, come ricorda sempre Terron Fabio, “all’inizio della nostra carriera tutti ci avevano detto: ‘Ma dove credete di andare con il dialetto?’ E ci consigliavano, invece, di usare l’italiano”. Un passaggio importante: “Anche se, forse, non abbiamo scelto noi, ma è stata la natura a farlo in un momento in cui il dialetto stava morendo e la globalizzazione avanzava”.

Una specie di lotta di liberazione attraverso la musica, dunque, anche se poi, l’italiano è presente in alcune canzoni del gruppo: ”Su circa 200 brani pubblicati ce ne sono un 85 per cento in dialetto e un 15 in italiano“. Dialetto, quindi, “come cultura di un popolo, per conoscere se stessi e per rappresentarsi meglio, ma anche per far conoscere la realtà della nostra gente agli altri”.

Per festeggiare l’anniversario in modo acconcio, ecco pronta Best of Sud Sound System, compilation appena uscita con inediti fra cui Mai come Ora, remix e canzoni già note. Anche se, a ben guardare, il disco si occupa degli ultimi dieci anni di vita del gruppo e arriva posposto rispetto alla vera ricorrenza, “che, in effetti, sarebbe stata nel 2011… Però noi lo consideriamo un modo per dare una specie di anticipazione sul disco che faremo uscire l’anno prossimo”.

E per sfatare l’immagine del “terrone” scansafatiche e perché loro considerano molto importante la dimensione live, “primo punto di promozione e di contatto con il nostro pubblico, momento fondamentale per ogni artista“, per non farsi mancare nulla il gruppo ha deciso di lanciarsi nel classico tour estivo con varie date sparse per tutta la penisola.

In più, c’è da segnalare anche l’uscita del primo romanzo di Nando Popu, Salento, Fuoco e Fumo che parla “di musica, mare e una banda di fanatici delle due ruote, una sgangherata famiglia e uno sporchissimo affare di rifiuti tossici da districare”. Argomenti già presenti nelle canzoni del gruppo noto per i testi impegnati che ha imparato a scrivere “dai giamaicani come Freddy McGregor, Burnin’Spear e il grande Bob Marley, nostri numi tutelari, artisti che consideravano la musica come un supporto per raccontare la cronaca e denunciare il disinteresse dello Stato”. Da qui si arriva a un’equazione molto semplice, Salento = Giamaica. Senza scordare che quest’ultima non è un posto da idealizzare, dove si va per tuffarsi, farsi canne o surfare: “Perché è un ghetto dove gli americani hanno comprato tutto ciò che funziona lasciando alla popolazione locale tutto il resto che poi è, appunto, il ghetto, un luogo violento dove circolano armi e droga e gente che vive senza la speranza di un futuro”.

Agli inizi per i Sud, musicalmente parlando, è stata veramente dura: “Da noi, a differenza di Kingston, non c’era alcuna Beat Street, ma esisteva la stessa desolazione, dispersione tra i giovani che erano obbligati a rimanere lì senza poter far nulla o andarsene per trovare lavoro e studiare in scuole migliori”. Fabio sta parlando della mitica Orange Street, strada nella downtown area di Central Kingston, luogo di nascita del reggae famosa per i suoi negozi di dischi, gli studi di registrazione, come Studio One, Rocker International e Techniques Records e casa di produttori come Niney the Observer e Joe Gibbs. Gustatevi questo video…

“Meno male che poi qualcosa ha iniziato a muoversi”. Eppure guardandosi in giro, non c’è da essere molto ottimisti, tra disastri ecologici, violenza, carestie e xenofobia. Forse, come cantano è curpa de nu progressu privu de amore che genera insoddisfazioni: “Assolutamente sì, e poi c’è troppo egoismo e poca cultura. Viviamo in una società che ti spinge a pensare ‘fotti tu per primo per non essere fottuto’. Ci sono, poi, persone che non si sanno più controllare, un comportamento tipico della fine di un’esistenza. Tutto ciò genera ignoranza, che va combattuta“.

E allora facciamo gli scongiuri, un rito voodoo propiziatorio, tocchiamo ferro? Ma no, nulla di così complicato, basta lasciare intorno delle buone vibrazioni: “E dare amore, cultura e, poi, rilassarsi. E take it easy”. Jah Love, Man!

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