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Offspring, ‘Days go by’. L’intervista di RS

"Credo che “Days Go By” sia la canzone che meglio rappresenti l’idea alla base del disco: è un brano che parla di quanto la gente sta male a causa della situazione economica ma, al tempo stesso, è un pezzo pieno di speranza".

29 giugno 2012

The Offspring

di Luca Garrò

I giorni passano inesorabilmente? L’importante è cercare di invecchiare senza perdere di vista quello che eravamo e quello che vogliamo diventare. Questa, in sintesi, la filosofia degli Offspring in questo momento della loro carriera: gli anni iniziano a farsi sentire e, con essi, la consapevolezza che alcune cose non tornano più, ma la voglia è sempre la stessa degli esordi, come ha dimostrato la recente esibizione a Rock In Idrho. Kevin John Wasserman, meglio conosciuto come Noodles, è il chitarrista della band dal 1985 e dopo quasi trent’anni di carriera è ancora in prima linea, proprio come agli esordi.


Il nono album della vostra carriera è anche quello più impegnato a livello sociale.

Siamo invecchiati anche noi alla fine (risata ndr). A parte gli scherzi, non siamo più dei ragazzini e la cosa non può non venire fuori nei nostri dischi. Ci abbiamo messo più di due anni per finirlo, perché volevamo essere sicuri di far uscire qualcosa che rappresentasse davvero chi siamo in questo momento. “Days Go By” è un disco granitico, forse un po’ più hard rock che in passato e in questo penso abbia ricoperto un ruolo fondamentale Bob Rock. Credo che i testi siano davvero tra i migliori della nostra carriera e sono incentrati sulla terribile situazione socioeconomica in cui ci troviamo attualmente. Ma abbiamo provato nel nostro piccolo a dare un segnale di speranza e di positività, la nostra musica è sempre stata un modo per sfogarsi e divertirsi dimenticandosi di quel che succede intorno a noi, ora vogliamo anche dare un messaggio oltre al solito impatto dei nostri pezzi…”

La title track è indicativa in questo senso…

Abbiamo provato nel nostro piccolo a dare un segnale di speranza e di positività, la nostra musica è sempre stata un modo per sfogarsi e divertirsi dimenticandosi di quel che succede intorno, ma ora vogliamo anche dare un messaggio. Credo che “Days Go By” sia la canzone che meglio rappresenti l’idea che sta alla base del disco: è un brano che parla di quanto la gente sta male a causa della pessima situazione economica che il mondo intero sta attraversando, ma, al tempo stesso, è un pezzo pieno di speranza.

Eppure avete scelto di far uscire contemporaneamente due singoli. Come mai?

Perché penso che esprimano al meglio entrambi i lati della nostra anima. Una, come già detto, più impegnata socialmente, l’altra (“Cruising California”) più leggera e scanzonata. Abbiamo bisogno di entrambe le cose: se ci si sbilancia da una parte o dall’altra si rischia di cadere in errore o di sembrare artefatti. Abbiamo voluto creare una sorta di yin e yang del disco, per così dire.

Credo che “Smash” abbia rappresentato il vero punto di svolta della vostra carriera. Cosa è rimasto di quel momento così particolare per voi?

Quello fu il punto di svolta di tutta la nostra carriera, il momento in cui ci rendemmo conto di essere diventati qualcosa di più di una semplice band di amici che suona la musica che ama ed è seguito da fedelissimi fans. Finimmo su Mtv in continuazione, i nostri pezzi passavano su ogni radio, fu una situazione a cui non eravamo preparati ma che riuscimmo a gestire bene. Arrivarono anche le prime accuse di esserci venduti, ma sai come vanno queste cose: per rimanere credibile dovresti non vendere dischi e morire di fame. In caso contrario diventi un venduto. Imparammo a gestire tutto e anche quello ci ha aiutato ad arrivare così alla nostra età. Di allora credo sia rimasto lo spirito e l’ideale di fare la miglior musica possibile divertendoci e facendo divertire chi ci ascolta e di sicuro l’energia e la voglia di suonare su un palco sono rimaste immutate, se non addirittura aumentate. Ovviamente siamo meno scalmanati di allora, soprattutto per una ragione anagrafica: a quasi cinquant’anni anni devi anche pensare a quel che fai (risata, ndr).

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