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Serj Tankian, l’importanza di chiamarsi “Sergio”
“Penso che tra cinque anni le grandi casi discografiche saranno solo delle immense biblioteche. E noi saremo connessi ad esse coi nostri telefonini...”

di Simone Sacco
Al momento, se guardo alla storia del cosiddetto “metal intelligente” che parte dagli albori degli anni ’90 e vira vorticosamente verso il terzo millennio, mi vengono in mente solo due nomi (tre, se vogliamo metterci dentro anche un certo Maynard James Keenan…): quelli di Mike Patton e Serj Tankian. Entrambi, infatti, restano tuttora impegnati su mille progetti a cavallo tra avanguardia, impegno sociale e rock tradizionalmente inteso come mix di influenze con cui sono cresciuti e hanno sguazzato in giovane età (hardcore, new wave, gothic, musica black, riferimenti colti a Zappa e Captain Beefheart, ecc.). E poi per ampliare il concetto, tutti e due negli ultimi anni hanno detto sì alle seguitissime reunion dei loro gruppi principali che in passato hanno dato loro fama e ricchezza (i Faith No More per uno e i System Of A Down per l’altro) senza incappare fortunatamente nella vaccata del “disco inedito” che probabilmente avrebbe finito per offuscare un passato altresì lucentissimo. Oggi abbiamo l’opportunità di parlare a 360 gradi con lo stesso Serj. Bel tipo, per la cronaca: parlantina pacata, pizzetto acuminato, 45 anni il prossimo agosto e tanta voglia di lottare in un mondo sempre più liquido e vorace che, un giorno o l’altro, rischierà sicuramente di fare “harakiri” con se stesso…
Scusa se comincio chiedendoti dei System Of A Down, ma alla luce di un bel disco come Harakiri che rafforza lo spessore della tua carriera solista, che ruolo ha avuto il breve reunion-tour degli stessi autori di Toxicity andato in scena l’anno scorso?
“(Serj Tankian) Mmh, fa tutto parte di un ampio progetto che riguarda la mia vita artistica. Voglio dire: incido album solisti, pubblico libri di poesia, vado in tour con ensamble sinfonici, gestisco un’etichetta indipendente (la Serjical Strike, ndR) e, quando si presenta la possibilità, torno a suonare con i miei vecchi colleghi dei Sistem Of A Down… Il fatto che l’anno scorso abbiamo compiuto un tour assieme non mi stupisce più di tanto visto che il 2011 è stato il periodo più caotico e impegnato di tutta la mia vita.”
Cosa intendi dire?
“Beh, a inizio 2011 ho cominciato a scrivere i nuovi brani per Harakiri, e successivamente mi sono lanciato nell’impresa di completare altri tre album, completamente differenti l’uno dall’altro. Uno è un disco jazz chiamato Jazz-iz Christ e l’ho realizzato in compagnia del pianista Tigran Hamasyan, del trombettista Tom Duprey, della flautista Valery Tolstoy e del violinista David Alpa: aspettatevi un’operazione dai contorni sì jazz, ma anche molto progressive-rock… Poi ho completato una piece orchestrale intitolata Orca che spero di portare in scena nel corso del 2013. Infine mi sono messo al lavoro coi Fuktronic, un project messo in piedi con Jimmy Urine dei Mindless Self Indulgence. In questo caso abbiamo partorito una sorta di colonna sonora immaginaria e smaccatamente elettronica con protagonisti dei gangster britannici del futuro…”
Appunto. In mezzo a tutta questa mole di lavoro, i System Of A Down (nonostante abbiano venduto più di trenta milioni di dischi…) rischiano di farci la figura di un gruppo in cui suoni quando hai del tempo libero…
“L’importante è fare sempre del tuo meglio in ogni cosa in cui ti lanci. Certo, tra suonare con i SOAD o con l’ausilio di una grande orchestra sinfonica (come Serj ha fatto nel disco dal vivo Elect The Dead Symphony, ndR) ci stanno delle differenze enormi. Nel primo caso si tratta di rock duro, quindi sul palco è un gran casino accorgersi di cosa stia realmente succedendo! (ride, ndR) Nel secondo, invece, sei completamente avvolto dalla musica e dell’armonia. E anche le tue orecchie ti diranno grazie.”
Stufo del rock pesante, Serj?
“Non ho detto questo. D’altronde in Harakiri il rock ha la sua bella parte: pensa a brani come Cornucopia, il primo singolo Figure It Out, Uneducated Democracy, Weave On… I riff di chitarra mi piacciono ancora, anche se ora preferisco a comporli tramite l’uso di un iPad. Non per pigrizia – ci mancherebbe altro! – ma per il semplice fatto che mi piace tirare fuori della musica codificata attraverso una strumentazione che fino all’altro ieri ignoravo completamente.”
A me Harakiri è piaciuto. L’ho trovato molto più a fuoco di Imperfect Harmonies del 2010 e forse, al tirare delle somme, rischia di essere il CD che ti farà conoscere a una nuova fascia di pubblico…
“Dici? Purtroppo la situazione attuale della discografia mondiale rende difficile, se non impossibile, fare discorsi di questo tipo. Discorsi che, per la cronaca, a me nemmeno interessano visto che quando lavoro ad un disco inedito non penso mai a chi potrà ascoltarlo ed, eventualmente, innamorarsene.”
È indubbio però che un pezzo come Deafening Silence rischi di piacere di più ai fan dei Muse e dei Radiohead che ai fanatici del metallo duro e puro…
“Sì, in quel caso sì. E la ragione è semplicissima: io adoro i Radiohead! Una band che poteva replicare OK Computer per almeno altri tre-quattro album e invece se ne uscì subito dopo quel capolavoro con la ricerca esasperata di Kid A… E il loro selvaggio percorso stilistico fortunatamente è ancora ben lontano dal terminare!”
Prima ti sei lasciato scappare un commento sibilino sullo stato della discografia globale. Vorrei sapere il tuo parere visto che sei pur sempre il “presidente” di una label serissima e di culto come la Serjical Strike.
“Che vuoi che ti dica? È dura, durissima! Io con la Serjical Strike vado avanti perché resto un pazzo. Un pazzo innamorato della buona musica e dei suoni sperimentali di ogni tipo. E pure dei suoi supporti tradizionali: giorni fa ero a Londra per della promozione e sono stato in questo fighissimo record-store specializzato sia in jazz d’avanguardia che elettronica. Beh, non ti dico la mia soddisfazione nell’uscirmene in strada con due o tre vinili sottobraccio…”
Già, ma guardando la cruda realtà…
“In qual caso penso che gente come me sia davvero l’ultima della fila. Non credo infatti che le grandi major investiranno nei prossimi anni su nuovi artisti dal potenziale ‘non radiofonico’… (s’interrompe, ndR) Anzi, penso che non investiranno su nessun artista in generale! Entro cinque anni le più grandi case discografiche di questo pianeta saranno solo delle immense biblioteche digitali dove poter ascoltare in streaming tutta quella musica prodotta nel corso degli ultimi sessant’anni. Pure il download mi sembra abbia i giorni contati…”
Vuoi forse dire che…?
“Sì, al modico costo di un abbonamento mensile, potremo stare connessi 24 ore su 24 dai nostri telefonini, tablet o computer portatili a tutta la musica che ci interessa. Per me il futuro sarà questo: non serviranno neanche più lo stereo o l’iPod.”
Di fronte a una prospettiva “orwelliana” del genere, mi sembra quasi scontato chiederti se i System Of A Down troveranno mai la voglia di registrare un nuovo album assieme…
“Beh, noi siamo artisti e il nostro compito sarà sempre quello di produrre nuova musica. Al momento però, a parte un breve tour di due settimane previsto ad agosto sulla costa Est degli Stati Uniti, come SOAD non abbiamo messo in cantiere nient’altro. Quindi mi è impossibile rispondere alla tua domanda.”
Ok, ma nel gruppo che aria tira?
“Beh, io sono molto impegnato con i miei progetti solisti e, in mezzo a tutte queste uscite discografiche, prevedo di stare in tournée per buona parte del 2012 e certamente per tutto il 2013. Daron Malakian tornerà a breve con il secondo album dei suoi Scars On Broadway, John Dolmayan sta lanciando la sua casa editrice di fumetti e Shavo Odadjian è sempre dietro al suo progetto hip hop. Progettare un nuovo CD, in mezzo a tutto questo casino, mi sembra arduo.”
Insomma, dovremo avere molta pazienza…
“Esatto. È possibile che in futuro faremo ancora un disco come System Of A Down. Ma prima dovrà arrivare quel famoso ‘tempo giusto’ per realizzarlo. Tempo che, al tirare delle somme, non si è ancora materializzato tra di noi.”
Dimmi la verità: agli tre SOAD piacciono i lavori solisti di Serj Tankian?
“Yeah, mi è giunta voce che li apprezzino! Ma morire che me l’abbiano mai detto personalmente… (ridacchia, ndR)”
Ultima domanda: quando passerai a trovarci in Italia? In questa povera Italia bastonata dalla Spagna nella finale dei campionati europei di calcio…
“Penso che ad ottobre dovrei suonare a Milano, anche se la data ufficiale non è ancora stata annunciata. E stavolta tornerò nei club: niente teatri eleganti a questo giro!”
Harakiri, il terzo disco solista di Serj Tankian (quarto, se si considera anche il live Elect The Dead Symphony del 2010) uscirà su etichetta Reprise/Serjical Strike il prossimo 10 luglio. Ad accompagnarlo su album ci sarà la F.C.C. Band (Dan Monti alla chitarra, Mario Pagliarulo al basso e Troy Zeigler alla batteria) che lo seguirà dal vivo pure nel tour europeo previsto per quest’autunno. In cui – parola di Serj – il nostro Paese sarà compreso. A questo link lo streaming integrale dell’album.
