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33 Ore, streaming esclusivo e intervista

Marcello Petruzzi, in arte 33 ore, esce il 28 ottobre col nuovo album, Ultimi errori del Novecento. Ascoltalo in streaming solo su RS.it

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21 ottobre 2011

33 Ore. Foto stampa

Di Alessandro Cavallini

Marcello Petruzzi, in arte 33 ore, esce il 28 ottobre col nuovo album, Ultimi errori del Novecento. Il disco è in streaming esclusivo su RollingStoneMagazine.it (nel player qui sotto) a partire da oggi e per dieci giorni.
È un album che si stacca, all'apparenza decisamente, dal precedente Quando vieni, del 2009. Il suono di 33 ore si fa blues e asciutto, ma non perde una vena pop disincantata e mezzo e messaggio diventano di colpo più concreti. Il disco è pieno di canzoni da mandare a memoria, di versi nei quali riconoscersi o leggere qualcosa di quello che sta succedendo intorno.
Curiosi di sentirlo raccontare, anche fuori dalla forma canzone, lo abbiamo intervistato.

Dallo stile già definito e compiuto di Quando vieni a quello notevolmente mutato (e azzarderei dire evoluto) di Ultimi errori del Novecento sembra passare un balzo enorme. Cos'è successo tra i due album?
Un giorno mi sono detto che non avrei indugiato ulteriormente, pensando al momento in cui tutti saremo più felici. A ripensarci adesso so di aver raccolto un suggerimento in apparenza lontano dalla produzione di questo nuovo disco: quello di dare un nome alle cose più oscure per poterle finalmente riconoscere in modo chiaro e senza lasciare che ogni volta rubino tempo nel descriversi da sé, così poco solerti. Il primo disco, infatti, sembra molto più coscientemente architettato e non lo è. La visceralità di allora era nelle ombre d'animo mentre oggi è dopo le labbra, qualsiasi cosa raccontino le nuove canzoni.

È avvenuto un passaggio graduale tra i due album, oppure i brani dei due dischi sono nati tra parentesi temporali ben definite e distanti? Personalmente, trovo – ad esempio – che Ultimi errori del Novecento faccia "deflagrare" nell'arco di un album intero la "vecchia" Quando vieni (brano del disco omonimo). Puoi riconoscere un percorso a noi invisibile tra i due album?
Il debutto è stato il culmine di un triennio iniziatico con la canzone in italiano. Quando vieni è la canzone che si fa prendere meglio dal fare vorace dei miei recenti live. Parlo di caratteristiche che erano già presenti nella sua forza di base e che ho lasciato far prevalere per motivi stilistici prima che esistenziali. È quasi impossibile ritrovare un testo così intimo in Ultimi errori del Novecento. Il mood impulsivo invece ha avuto tutto lo spazio che chiedeva. Indubbiamente la genesi del secondo album (di cui esiste una prima versione già nel 2010) si perde nella chiusura del primo. Alcune canzoni nuove non sono entrate in Quando vieni per una questione di settimane e in fondo alcuni "scarti" assolutamente ben riusciti dell'ultimo lavoro sono tali per una sintonia con gli esordi da fare in qualche modo estinguere, con assoluta serenità. Graduale, dunque, fuorché nella stretta scelta di intenzioni che mi ha dato modo di favorire canzoni improvvise, nate nell'impeto di pochissimi giorni.

Dalla "disposizione in pagina" dei brani del disco sembra risultare evidente un'iniziale cesura nei toni rispetto a Quando vieni, salvo poi tornarci – con nuova consapevolezza – dalla metà del disco. È un "percorso" voluto, inconscio o niente di tutto ciò?
Ho scelto di accendere e far bruciare il fiammifero con la velocità di un pugno di canzoni di apertura dalla durata piuttosto breve fino a metà scaletta, per poi soffermarmi con in mano il pezzo annerito così come si ferma a pensare il personaggio di Aquilone, effettivamente un rallentamento a metà corsa di uno che trova il modo di spiegarsi i risvolti di un'improvvisa leggerezza.

Paradossalmente, sembri aver guadagnato in personalità appropriandoti di un linguaggio condiviso come il blues. Hai trovato "lo" strumento o pensi di muoverti e parlare nuove lingue di disco in disco?
La necessità di provare cifre diverse è una caratteristica già delle esperienze musicali passate. In questi ultimi due anni però ho ritrovato la mia amicizia col blues, con lo spontaneo. Ciò che amo e che odio del blues è la sua capacità di portarti lontano con poche varianti, indifferente all'accontentare la sete del nuovo. La mia idea di blues, peraltro, entra facilmente anche in certi aspetti della musica elettronica.

In relazione a ciò o meno, quali sono i tuoi ascolti dell'ultimo periodo?
Blur, Smog, Van Morrison, Jesus and Mary Chain, Pere Ubu, Tim Hardin, Mulatu Astatke. Nomino solo gli ascolti degli ultimi due giorni. Comunque in questa fase non sono un grande ricercatore di musica.

L'immagine di copertina del nuovo album è decisamente forte. Marca un cambio di percezione dello "stato generale delle cose" rispetto a Quando vieni?
L'illustrazione è in una prospettiva ironica, autoironica. Un altro punto di vista vuole che uno dei peggiori disagi nell'individualismo sia continuare a dare retta ad una moltitudine di inibizioni, a un plotone di esecuzione, ad una fila seriale cieca e arrugginita. Dirsi semplicemente "basta" a volte ci rivela nel pieno delle forze.

Quali sono gli ultimi errori del Novecento?
Di errori ce ne sono molti e non sono tutti miei. Intanto, si sa che un secolo non finisce allo scoccare del suo ultimo giorno. Su tante scale siamo immersi negli effetti di ciò che è accaduto negli ultimi decenni. È tautologico. A volte ho la sensazione che la storia dell'umanità si replichi nella storia delle emozioni di un singolo individuo, sensazione che mi tiene col fiato sospeso ovviamente. È stato e continua ad essere un errore cedere all'estetica del facile, ma non impararne i caratteri: è una lacuna come il non saperne schivare gli estremi. Dal punto di vista del mondo discografico è un errore aver creduto e aver fatto credere che ci fossero degli improvvisi fondamentali. Ho mescolato un po' di errori che ho in mente da diverso tempo, ce ne sono altri sempre più iperbolici. Non so, la siderurgia, il monoteismo della ragione.

Ultimi errori del Novecento "suona" benissimo, senza l'apparente minima ricerca dell'"effetto". Parlaci delle registrazioni del disco e delle collaborazioni che vi hanno avuto luogo.
Quando ho dato avvio a 33 ore sapevo benissimo che sarebbe stato un percorso solitario per appropriarmi della capacità di scrivere canzoni. Anche questo disco è stato organizzato nel mio studio domestico in cui ho saldato i provini registrando tutto quello che ero in grado di suonare, quindi delineando ritmiche e arrangiamenti. La bravura di chi poi mi ha accompagnato nelle registrazioni è stata quella di usare discretamente la professione per amalgamare o concretizzare il materiale nativo. Tutto è avvenuto in due studi diversi ma collegati all'etichetta Garrincha Dischi e con uno stacco di pochi mesi, una pausa strategica. Abbiamo fatto poche take nel complesso e la regola di massima era quella di trovare soddisfazione nell'immediatezza, dando valore a qualcosa di meno nitido forse, ma vibrante. C'è stato Elia dalla Casa ai fiati, musicista che mi ha accompagnato nei concerti di Quando vieni, Francesco Brini alla batteria e alle percussioni (insieme a Matteo Romagnoli e Roberto Passuti ha curato le registrazioni, i mix e il mastering), Emidio Clementi (Massimo Volume – che tutti conoscono) ha suonato il basso in una canzone perché così volevamo insieme: che facesse il bassista (per me davvero inconfondibile). Infine Marcella Riccardi (Blake/e/e/e, Franklin Delano, BeMyDelay) ha arrangiato alcune chitarre delay molto intense.

In molti brani sembri parlare di te, direttamente – attraverso abitudini e tic (Dormire di giorno, Non esco più) – o per mezzo di figure e metafore più evocative (Aquilone). Dove senti di esserti esposto maggiormente?
Questa volta ho voluto mettere da parte il grande fardello della poesia privata. Inutile escludere la realtà originaria di alcuni avvenimenti, ma i testi qui sono arrivati ad un racconto molto distante da me, come tratti estesi di invenzione rotolata volentieri da fatti, oggetti o ricordi. In Primo polline di vero c'è probabilmente solo l'albero, il resto è una serie di suggestioni ventilate. La metrica blues inoltre stimola molto una sana arbitrarietà di accostamenti, almeno in questa chiave italiana tendenzialmente priva del carico dei temi originari del genere. Ciò rende possibile un ritornello che esclama semplicemente "dormire di giorno" o un vero e proprio depistaggio dal serio e levigato dire di sé, come "non esco più". In ogni caso non si cambia mai del tutto. Aquilone ed altre frasi sparse nel disco sono armi deposte ai piedi di un monumento che è dentro la mia vita. Volevo che fosse più difficile ritrovarle.

In un album così personale, azzardo da alcuni particolari che potresti aver "trovato la quadra" tra Dalla e Toffolo. Cosa pensi del tuo "linguaggio" artistico in relazione alla tue ispirazioni (quelle vere, non le mie "illazioni") e a un disco che esce nel 2011?
Per dire la verità, se c'è una cosa di cui sono molto contento è il fatto che l'accostamento fra 33 ore e i grandi autori avvenga di rado e a fatica. C'è sempre stato bisogno di premettere un "Volendo…". Lo considero un sintomo di inafferrabilità, e fuori dal valore oggettivo di ciò che resta, cioè della musica, ne sono fiero. Penso sempre ad altre fonti, per esempio devo nominare Dr. John o Captain Beefheart anche a costo di fare la figura di quello che non sa cosa stia suonando realmente. Adoro tanta musica dei grandi autori italiani e ricordo di essermi più volte emozionato a vedere i Tre Allegri ragazzi Morti dal vivo, ma non ne percepisco le tracce. Soprattutto quando con onestà ammetto i casi isolati ma imprescindibili di mio totale cedimento nei confronti di Ciampi e di Dalla.

Che rapporto esiste tra i tuoi (numerosi) progetti? Ad esempio, fra 33 ore (e Ultimi errori del Novecento in particolare) e Blake/e/e/e? Sembrano essere molto coerenti, anche nelle differenze.
Da un lato avrei voluto veder continuare i Blake/e/e/e, dall'altro i lavori solisti avviati da Paolo Iocca e Marcella Riccardi sono densi, musicalmente e nel rispecchiare le relative personalità. La coerenza risiede nel non fare un calderone di poetica per cui vedo oggi tutto profondamente armonico, e mi resta il piacere di immaginare tra me e me le fusioni non avvenute. Detto questo credo che non ci sia più un grande rapporto con le esperienze passate, fatta salva la convinzione che ciò che si apprende resta vivo addosso.

Mi spieghi anche il perché dello pseudonimo 33 ore? Dal suo significato al motivo dietro l'utilizzo (in luogo del tuo nomecognome).
33 ore farebbero comodo a un giorno, ogni tanto. In tempi lontani hanno fatto comodo a un gruppo di amici nel darmi un soprannome quando a causa di una carta di identità scaduta sono stato rimbalzato alla frontiera della Slovenia. Li ho lasciati andare avanti su una Golf decappottabile, eravamo in giro da due giorni tra feste e tragitti a caso, il cuore dell'estate ci aspettava sulle isole croate. Ho deciso di mettermi in viaggio al contrario senza sosta, 13 agosto, 14 agosto, fino a tornare a Livorno dove al mattino alle 8.30 ho rinnovato foto e documento, poi di nuovo in su verso un porto, una nave che andasse di là. Sono riuscito a imbucarmi in un traghetto, occhi aperti per evitare controlli, e alle 6:00 del mattino successivo ho ritrovato la Golf parcheggiata alla cittadina dove avevo osato lasciare appuntamento con gli altri. Erano lì dentro ubriachi marci, li ho svegliati tirando pugni sui vetri e dopo avere gioito molto sono crollati di nuovo mentre io mi sono messo alla guida. Poi ho dormito in una bocciofila. Quando si dice l'ostinazione. Quando ho deciso che avrei fatto un progetto solista non me la sentivo di legarmi col nome proprio, neanche adesso. Non è altro che rappresentazione.

È vero che Il vecchio Mario è Monicelli? E chi è il Re di piume?
È proprio Mario Monicelli. La sua morte mi ha messo su un foglio e subito dopo a registrare la canzone. Talmente rapida che il giorno dopo mi sono accorto di averla messa su una altezza difficile per la mia voce, l'unico cambiamento è stato riadattarla su un'altra scala. Il re di piume è l'autunno, deriva da una lettera di Adriano Sofri (non è l'unica canzone ad essere ispirata a Piccola posta) che mi ha stimolato ad osservare il tempo in cui finisce un'estate tardiva, come quella di quest'anno. Anche in autunno a suo modo la vita rinasce.

L'immancabile: progetti futuri?
La strada percorsa finora in proprio mi ha appena riportato in sala prove con altre persone. Desidero fare evolvere il progetto tornando all'interplay ma con le caratteristiche emerse finora, uno stile su cui ho ancora molto da fare.

Parlaci infine del tuo lavoro di autore per altri artisti. Qual è il tuo modus operandi e quali le emozioni-soddisfazioni-pensieri sui risultati di queste collaborazioni?
Non mi lascio condizionare da quello che serve eventualmente. Voglio dire che si tratta di mie canzoni in tutto e per tutto, ha avuto inizio per un caso fortuito e ciò che ha convinto è stato esclusivamente lo stile.

33 ore, Ultimi errori del Novecento


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