03 febbraio 2012

di Luca Garrò
Dopo quattro anni di silenzio discografico e ormai venti di indignazione, i Punkreas tornano sulle scene per dirci che, purtroppo, nulla è cambiato se non in peggio. Da sempre pioniera di un punk rock tra i più freschi non solo del nostro paese, ma anche al di fuori dei confini, la band lombarda si è evoluta senza perdere un briciolo della propria integrità e “Noblesse Oblige” non fa che ribadirlo in modo molto chiaro.
Arriverà mai il giorno in cui potremo smettere di indignarci?
Mah…in realtà come vedi bene dal booklet del nuovo album, noi abbiamo smesso di farlo! Ora lasciamo che siano gli altri a farlo, noi andiamo a giocare a golf e ce ne freghiamo!
Si avverte una leggera ironia nelle vostre parole…
No no, ti sbagli (ride ndr). Il fatto è che per troppi anni abbiamo continuato a farlo, sentendoci dire che non potevamo sempre essere contro, che eravamo banali, fuori tempo. Abbiamo sempre detto quello che pensavamo e sembra che ora tutti quelli che ne parlano siano degli illuminati…Quando dicevamo che continuare a produrre e consumare non ci avrebbe portato a nulla ci davano dei catastrofisti.
In effetti gli anni sono tanti, ma smettere di indignarsi sembra davvero impossibile. Quando iniziarono i Pistols c’era la Tacher, quando uscì il vostro primo album già dicevate che non poteva essere tutto bello come volevano farci credere. Come fino a qualche mese fa.
Sì, in effetti ad ascoltare Berlusconi tre mesi fa la crisi era tutta una bufala inventata dai giornali e qualcuno ci credeva pure. Ristoranti pieni, negozi sempre affollati…Quante cazzate.
Quanto è cambiato il vostro modo di porvi nei confronti della musica da vent’anni a questa parte? Un’evoluzione è percepibile da anni e penso si anche fisiologica…
Sai, nel nostro paese e solo qui, se non cambi sei coerente ma ti ripeti e quindi senza idee, mentre se cambi qualcosa sei un venduto. In pratica dovresti morire di fame o non sperimentare mai nulla. E in ogni caso nemmeno così andrebbe bene. E’ un po’ il discorso di quando fummo distribuiti da Universal. Dissero tutti che eravamo dei venduti, senza nemmeno sapere che la nostra etichetta era sempre la stessa, una piccolissima etichetta indipendente, ma che a livello di distribuzione ci stavamo allargando un po’.
Che effetto vi fa sapere che una miriade di gruppi sono nati dopo avervi ascoltato o che comunque vi considerino un’ispirazione? In questo senso avete ancora degli eroi musicali?
Be’ guarda, un po’ di fama l’abbiamo raggiunta negli anni e siamo riusciti a realizzare quasi tutti i nostri sogni di ragazzini, ma quando qualche ragazzo si avvicina e ci dice che ha iniziato a suonare dopo averci sentito, capisci che ne è valsa la pena. Quando abbiamo iniziato avevamo in testa solo i Pistols e ora…siamo ancora fermi sullo stesso punto!!
Penso che Johnny Rotten sia una delle menti più importanti degli ultimi trent’anni, come dimostra anche il dopo Pistols. Era l’unico davvero illuminato probabilmente. Insieme a Joe Strummer. Cosa avete pensato delle reunion dei Pistols?
Rotten è riuscito ad essere fautore di due filoni, prima il punk e poi la new wave con i Pil. La sua biografia è qualcosa di incredibile. Suonammo anche prima dei Pistols a Torino, al Traffic e fu incredibile. Tutti a dire che erano dei venduti del cazzo…proprio per riallacciarci al discorso di prima…
Quattro anni tra un album e l’altro è un lasso di tempo davvero lungo per i vostri standard!
Sì è vero, questa volta abbiamo davvero esagerato! Il processo creativo è durato di più che in passato, anche se in realtà non sono quattro anni che siamo sull’album, ma solo un paio. Il “problema” è che siamo sempre più una live band e abbiamo davvero suonato dappertutto in questi quattro anni.
Polenta e Kebab farà incazzare più di un leghista…Avreste potuto sceglierla come singolo!
Non puoi capire la difficoltà nel scegliere il primo singolo, eravamo indecisi su sei brani, cosa mai successa nella nostra carriera. Per quanto riguarda “Polenta e Kebab”, in cuor nostro volgiamo sperare che arrivi come una specie di colpo di grazia per un movimento politico messo davvero male in questo momento. Anche se gli italiani hanno così poca memoria che dobbiamo sempre stare sull’attenti. Secondo me nemmeno capiranno che è una presa per il culo!
Magari vi contatteranno per utilizzarla come inno del partito, in effetti nel brano citate anche alcuni dei loro capisaldi come il Dio Po. Se AN scelse “Viva l’Italia” di De Gregori…
Sarebbe davvero una cosa fantastica!


