08 febbraio 2012

Calibro 35 (foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)
di Simone Sacco
Si sta proprio bene a casa di Massimo Martellotta, mentre fuori infuria un inverno talmente freddo e tagliente che, se uno si guarda intorno, rischia di scorgere i fantasmi di Gian Maria Volontè e Ugo Tognazzi (i due film di riferimento sarebbero ‘La Classe Operaia Va in Paradiso’ e ‘Romanzo Popolare’…) che fanno gli operai intirizziti dal gelo ma pur sempre infiammati dalla coscienza di classe in un’Italia che non esiste più da almeno quarant’anni buoni. Martellotta, per la cronaca, è quello che suona la chitarra (e ogni tanto canta) nei Calibro 35, vale a dire la cosa più affascinante, “retro-maniaca” e genuina capitata a questo povero Paese negli ultimi tre-quattro anni. Sarebbero dovuti durare una manciata di concerti (d’altronde a chi sarebbe mai venuto in mente, nell’epoca dei talent-show plasticosi, di andare a sentire un ensamble totalmente strumentale che aveva in repertorio numeri come ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’, ‘Milano calibro 9’, ‘La mala ordina’ e ‘La polizia s'incazza’?) e invece sono diventati una sorta di circolino pop-alternativo che recita - come comparse non truccate! - in ‘Vallanzasca – Gli Angeli del Male’ di Michele Placido e intasa regolarmente i locali di mezza Italia con i propri show. E non è mica finita qui, come ci spiega lo stesso Martellotta: “Pensa che ultimamente un nostro brano, ‘Convergere in Giambellino’, è entrato nella soundtrack di un film hollywoodiano con Bruce Willis! (tutto vero: la pellicola s’intitola ‘Red’ per la regia di Robert Schwentke e i Calibro si ascoltano nei titoli di coda, ndr) Ora, ok che suoniamo bene e crediamo fortemente in questo gruppo, ma finire in una pellicola con il vecchio eroe di ‘Die Hard’, beh, quelle sì che sono soddisfazioni legittime!”. Come è oltremodo soddisfacente ascoltare le dodici nuove tracce di un lavoro intitolato (romanticamente) ‘Ogni Riferimento a Persone Esistenti o a Fatti Realmente Accaduti è Puramente Casuale’, alias il terzo opus dei Nostri. Ci siamo capiti, no? I Calibro 35 sono tornati e, come direbbero loro, ‘le famiglie delle vittime non saranno avvertite’. Ascoltiamoli perciò dai meandri del loro covo meneghino, tra strumentazioni vintage, gigantografie dei Beatles e un vecchio 45 giri dedicato a un Charles Bronson in versione ‘Il Giustiziere della Notte’. Ah, che meraviglia…
La filologia-rock, da sempre, sostiene che il terzo album di una band sia quello artisticamente decisivo.
“Molto bene, dal momento che per noi questo è un po’ come se fosse il nostro primo disco! (ride, ndr)”
Dici sul serio? E roba esplosiva tipo ‘Calibro 35’ (2008) e ‘Ritornano Quelli Di…’ (2010) dove la lasci?
“Beh, il nostro debutto era una collezione di temi cinematografici scritti da altri celebri autori, mentre il secondo lavoro è nato già ‘cotto e mangiato’ visto che era una colonna sonora che preparammo per un regista americano che si occupò di un bel documentario legato al cosiddetto ‘poliziottesco all’italiana’ degli anni ’70. ‘Ogni Riferimento…’, invece, è un album nato partendo completamente da zero. Cioè, io qualche tema tipo ‘Uh Ah Brrr’ o ‘Il Pacco’ (che in una nazione civile dovrebbe essere il singolo estivo del 2012… Ndr) ce lo avevo già pronto, ma pezzi modello ‘Massacro all’Alba’ sono nati direttamente dalle jam di gruppo, in maniera assolutamente naturale.”
A me è piaciuta la vena quasi “big beat” di un pezzo esotico come ‘New Dehli Deli’… A fine anni ’90 Madonna sarebbe impazzita per un sound del genere!
“Ecco, quello è un altro buon esempio di quanto i Calibro 35 siano diventati un vero e proprio collettivo. Eravamo in studio a New York, ci siamo imbattuti in un sitar e ci siamo detti: ‘Hey, proviamo a vedere come suona!’. E da lì è venuto fuori il pezzo in questione…”
Sbaglio, o rispetto al funky duro e quasi “alla Deep Purple” (i Purple di Glenn Hughes e Tommy Bolin, ovviamente) di ‘Arrivederci e Grazie’ o ai Doors di ‘Buone Notizie’, questo è anche il vostro disco più lounge-oriented?
“Mmh, ‘lounge’ non mi piace granché come termine… Voglio dire: ho grande rispetto di chi prende una colonna sonora di Trovajoli o Umiliani e la tramuta in una roba più da club (il grande lascito dei Montefiori Cocktail, tanto per fare un nome non a caso… Ndr), ma noi restiamo sicuramente un gruppo più cazzuto e smaccatamente grezzo. La morbidezza non ci appartiene ma, allo stesso tempo, siamo devoti alle ‘golden soundtracks’ che hanno fatto grande il cinema italiano negli anni ’50, ’60 e ’70. E quindi ben vengano ‘Il Pacco’ o anche ‘New York New York’ che non c’entra niente con Frank Sinatra, ma è il nostro personale omaggio al maestro Piero Piccioni.”
Come ci si trova a registrare il disco nella Grande Mela, tra il 22 e il 26 marzo 2011, e a suonarlo in giro a circa un anno dalla sua realizzazione?
“Beh, c’è comunque stata una parte del tour del 2011 che ci è servita come banco di prova per testare i nuovi pezzi… Noi suonavamo questa roba inedita e la gente si chiedeva: ma è Morricone? Stanno eseguendo Morricone? Ah, se avessero saputo all’epoca che era tutta roba firmata dai Calibro! (ride, ndr)”
Ti sorprendi se ti dico che ho trovato la copertina “all black” del CD particolarmente inquietante?
“E avresti dovuto vedere la faccia dei gestori dei locali quando gli abbiamo presentato i manifesti del nostro nuovo tour! Però ci piaceva questa faccenda dell’immergerci completamente nella dimensione cinematografica: lo schermo imponente, il frame che annuncia il fatidico ‘Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale’, il senso di buio, gli anni ’70, ecc. Te l’ho detto: noi non facciamo roba easy…”
Senza nulla togliere a Luca Cavina (basso) e a Fabio Rondanini (batteria), com’è suonare con uno dei turnisti più richiesti della nuova scena italiana (Enrico Gabrielli) e al “quarto Muse in incognito” (Tommaso Colliva)?
“Parto da Tommy semplicemente perché lo conosco da 15 anni e non ho mai dubitato che avrebbe fatto un carrierone (Colliva sta attualmente lavorando in quel di Londra al nuovo disco dei Muse, ndr): lui ha un talento così visionario unito però a un lato pragmatico del business… L’accoppiata perfetta, insomma! Su Enrico, invece, cos’altro aggiungere? Penso che sia l’unico che conosco in Italia che voglia fare solamente il musicista 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno… Io, ad esempio, non sono fatto così: andare in tournée mi piace un sacco, ma dopo un po’ mi rompo e amo tornare dalla mia famiglia. Gabrielli no: lui è un performer nato e, cosa ancora più importante, sa quello che vuole. Di solito le persone che hanno le idee chiare sono pure quelle che nella vita fanno ciò che più gli piace. La sua dedizione è un esempio all’interno dei Calibro 35.”
So che Gabrielli ultimamente sta lavorando sul suo nuovo gruppo: i Craxi…
“Ehm, questo dovresti chiederlo direttamente a lui…”
Ok, però fin dal nome scelto, credo che una band del genere sia già pronta a fare scalpore tipo i Dead Kennedys…
“Sì, i Craxi sono una roba tosta. Ma per il momento è ancora tutto top-secret e nemmeno io ne so qualcosa. Eh eh eh…”
Questo contrasterà con l’attività-live dei Calibro 35?
“Non penso, visto che – per ragioni di logistica – noi abbiamo sempre fatto due mesi di tour, pausa di qualche settimana e poi altri due mesi di concerti. Adesso, ad esempio, abbiamo l’Italia in programma e poi ad aprile saremo in Brasile.”
Cosa ne pensi della polemica suscitata da Simon Reynolds con il suo ultimo, intrigantissimo saggio ‘Retromania’?
“Che sostiene di bello Reynolds? Non l’ho ancora letto il suo libro…”
Dice che al giorno d’oggi tutto è già stato inventato, che il “nuovo” tarda purtroppo ad arrivare e che i musicisti amano crogiolarsi nel riprodurre pedissequamente il passato…
“Sembra una critica bella e buona nei confronti dei Calibro! (ridacchia, ndr)”
Già, così parrebbe…
“Però non sta in piedi! Primo perché le nostre versioni sono diverse dagli originali, dal momento che le suoniamo con un organico da gruppo rock. E poi questa storia della novità a tutti i costi non mi ha mai convinto del tutto: e se la presunta e mitizzata novità, alla fin fine, fosse solo un bell’abito senza sostanza?”
Voi, invece, che abito sareste?
“Ma che domande! Un bel gessato marrone, ovviamente!”
Quelli dei Calibro 35 saranno in tour dal 9 febbraio (data zero in quel di Modena) almeno fino al 31 marzo prossimo (fine del tour a Lecce). Per ora le occasioni di vederli dal vivo sono queste, ma amici degli amici hanno saputo che ‘rubare alla mafia è un suicidio’. E che il gruppo più funky-malavitoso d’Italia sarà in giro anche in seguito. Maggiori info su www.calibro35.com


