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Kasper e la favoletta elettronica

15 Febbraio | Rolling Stone

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Foto Jesper Lund

di Luca Garavini

Lo scorso novembre, facendo un giro fra i blog in cerca di qualcosa di nuovo da ascoltare, mi sono imbattuto - fra le pagine bianche, zebrate e azzurre di Bigstereo - nel video di Young Again di Kasper Bjørke. Tutta quella predominanza di verde, il caleidoscopio psichedelico di immagini alla fine, la ragazza dalla pelle color oro nella foresta mi intrigarono, a tal punto da scavare in rete per capire chi fosse colui che aveva suscitato tanta emozione in me per il connubio musica/video di quel clip.

Kasper è un trentatreene dai capelli rosso accesi, due occhialoni da nerd e i tratti somatici delicati, tipici di molti abitanti della penisola danese dello Jutland. Penisola che, ci racconta, Kasper ama profondamente, così come la cosiddetta scena musicale della capitale-tutta-cuori Copenhagen.



“Anche se ultimamente c’è un po’ di stantio al momento in Danimarca, alcuni producer stanno uscendo fuori soprattutto all’estero. Si tende a ballare in club e venues più piccole, ma ci sono così tanti producer e dj di talento che è difficile non definirla come una vera e propria scena. E questo è molto figo”. Kasper non può che essere grato alla sua Danimarca, che lo ha eletto Best Producer ai Danish Music Awards per il progetto Filur insieme a Tomas Barford aka TomBoy (fondatore insieme a Munk della label tedesca Gomma Records). Un’amicizia ed un connubio artistico che continua da 10 anni ancora oggi. “Anche se Filur è più un hobby che un progetto serio, ancora oggi io e Tom mettiamo i dischi assieme”.

Ma è con la carriera solista che Kasper tenta il grande salto. Nel 2007 esce il primo album solista, In Gumbo, che non è passato inosservato alle orecchie giuste tant’è che in molti l’hanno salutato, in piena Nu Rave, come uno spiraglio di sole durante la tempesta fluorescente di quegli anni.

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Foto Nina Mouritzen
Ora il secondo disco - quello della conferma, come si suol dire - intitolato un po’ filosoficamente Standing on the Top of Utopia, che annovera fra i vocalist anche quel Tomas Höffding che con gli WhoMadeWho ha dimostrato di non sapere soltanto indossare con disinvoltura costumi di carnevale da scheletro. In Young Again, il primo singolo estratto dal disco, è proprio la sua voce calda ad adagiarsi morbida su tappeti di synth altrettanto spessi.

Quegli stessi sintetizzatori che Giorgio Moroder, di cui Kasper è fan orgoglioso, sapeva usare a dovere e che hanno fatto la storia della musica dance ed elettronica. ”Giorgio è una leggenda e alcuni producer di oggi, oltre a me, seguono le sue tracce. Penso a quelli che hanno nel dna l' italodisco come Pilooski, Serge Santiago, Johnnie Jewel dell' Italians Do It Better, Morgan Geist e l’intera scena di producers norvegesi come Disk Jokke, Prins Thomas e Lindstrøm”.

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Foto Thomas Skou
La peggiore cosa che ti sia capitata? “L’intera sala che ti fa buuu perchè è saltata l’elettricità, anche se in fondo non è per nulla colpa tua. E’ una cosa così imbarazzante... La cosa migliore è quando vedi il pubblico che diventa una cosa sola con te e la tua musica. Ti torna in mente il perchè sei volevi fare il dj e perchè continui a fare quello che fai serata dopo serata, weekend dopo weekend”. Concludiamo con un impegno concreto per il 2010: “More time in the studio and less hangovers”. Promesse da marinaio, caro Kasper.


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