Accadde oggi: The King Is Dead
Trentacinque anni fa la morte (o no?) di Elvis Presley. E in America è già cominciato il pellegrinaggio verso Graceland
Di Chiara Papaccio

Elvis, Foto Columbia
Elvis è morto per un’insufficienza cardiaca, o per un’ imbarazzante (per l’epoca) blocco intestinale, o, ancora, con in corpo decine fra farmaci e anestetici (la lista è così lunga che fa paura anche trascriverla) per una fine incredibilmente simile a quella dell’altro Re della musica del Ventesimo secolo, Michael Jackson.
Oppure Elvis non è morto affatto, e infatti come Jim Morrison o Richey Edwards viene avvistato qua e là ancora oggi. Sempre che non sia uno delle sue decine di migliaia di sosia. Credete a ciò che preferite: altre decine di migliaia, fra travestiti da Elvis e non, oggi convergeranno su Memphis, ognuno con la sua personale convinzione sulla fine del cantante-attore e sull’inizio del mito presleyano, per essere lì dove The Pelvis fu visto l’ultima volta: intorno alle 3 del pomeriggio, a Graceland, la sua villa megagalattica, insensata, unica al mondo, fra panini con banane e burro d’arachidi e la Jungle Room, praticamente la Stanza Ovale del rock ‘n’ roll.
Elvis scompare (un verbo democratico che accontenta rassegnati e complottisti) a 42 anni, ma sembra tanto ma tanto più vecchio. 42 è quasi l’età di Dave Grohl (ha un anno in più), è quella di Zack De La Rocha dei Rage Against The Machine, di Jordan Knight dei (non più) New Kids on the Block ma pure di André Agassi: sarà colpa anche delle pellicole che vanno sbiadendosi, chissà, ma nelle foto e nelle immagini di trentacinque anni fa, scattate o girate anche poche settimane prima di uscire di scena, Elvis Presley sembra il loro nonno.
E un po’ lo è: senza il suo selvaggio ancheggiare, senza il suo abbracciare generi tenuti ben separati dagli USA ancora segregazionisti degli anni dei suoi primi successi, tante cose che diamo per scontate, compresi tennisti adorati come rockstar e i provocanti ammiccamenti di tante boyband, non sarebbero mai diventati così evidenti, né così velocemente. Merito suo, che prima di questo final triste y solitario, per citare Osvaldo Soriano, aveva fatto umanamente e superumanamente tutto quanto possibile a una rockstar quando il termine non era ancora in uso: come tenere sempre al guinzaglio i media, come passare con disinvoltura e con successo (di pubblico) al cinema, facendosi più o meno sempre voler bene dai critici. Cose che non son riuscite a una che il 16 agosto ci è nata, tale Madonna…
Ma torniamo a dire: aveva fatto tutto, aveva ottenuto tutto. Cosa sarebbe oggi di Elvis Presley? Sarebbe una macchietta da esibire in alternativa all’ologramma che la figlia Lisa Marie programma di far andare in scena? Sarebbe un opinionista di cose di rock? O farebbe i neverending tour come Bob Dylan? Tutti discorsi buoni per le chiacchiere con i vicini di pellegrinaggio davanti ai cancelli di Graceland. Sognando un sandwich con il Re, magari…
Il famoso comeback del 1968: