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Accadde oggi: trent’anni fa moriva Lester Bangs

Il giornalismo musicale che conosciamo oggi? Tutta colpa sua

30 aprile 2012

Nel ritaglio dal New York Times, Lester Bangs a casa sua nel 1980, Foto Cristina Patoski

“Dunque in pratica io inizio sempre a condurre un’intervista dalla domanda più offensiva che possa venirmi in mente in quel momento. Perché mi sembra che l’intera idea di fare un’intervista a delle rockstar sia un’enorme leccata di culo. È strisciare in maniera sottomessa davanti a gente che non è così speciale, sul serio. È solo un tipo, una persona come un’altra. E dunque?”.

(Sulla morte di Janis Joplin) “Non si tratta solo del fatto che questo tipo di morte precoce è diventato un fatto della vita che in qualche modo ci turba, ma che sia divenuto in così breve tempo un fatto dato assolutamente per scontato”.

“Una collega una volta mi ha raccontato che Richard Hell le aveva detto che la cosa migliore di essere una stella del rock ‘n’ roll sta nella possibilità di costruirsi un ambiente fatto in maniera tale che non sarebbe mai stato necessario frequentare nessuno lui non avesse voluto, il che non solo suona come costruire il proprio campo di concentramento, ma è esattamente quello che la maggior parte delle rockstar in declino degli anni Sessanta hanno fatto a loro stessi”.

“La tendenza verso un’ atmosfera narcisistica è responsabile in larga parte per aver contagiato il rock con il virus della superstar, che ruota intorno alla sostituzione di atteggiamenti e abbellimenti sgargianti sui quali il pubblico può proiettare le proprie fantasie, perché il semplice desiderio di fare musica, scatenarsi, stordire gli spettatori o farli mettere a ballare non basta più: quello che devi fare, invece, se vuoi il successo su larga scala, è trovare un modo per essere associato, nella mente del pubblico, con il loro senso di devozione o di “comunità”, ovvero far entrare nella loro mente l’idea che tu sia uno di LORO; o, in alternativa, progettare e presentare un’immagine di te stesso che sia così manifesta e scandalosa da trasformarti in un mito culturale”.

“Il rock ‘n’ roll è un atteggiamento, non è una forma musicale di tipo rigoroso. È un modo di fare le cose, di avvicinarsi alle cose. La scrittura può essere rock ‘n’ roll, o un film può essere rock ‘n’ roll. È un modo di vivere la tua vita”.

Giochiamo? Le frasi che abbiamo tradotto dall’inglese vi fanno venire in mente personaggi in attività in questi ultimi anni? Non vi ricordano forse “icone” musicali in classifica proprio adesso? Eppure in alcuni casi sono estratti da articoli scritti oltre quarant’anni fa. Il passo più recente è il primo, e per assurdo risale a trent’anni fa esatti, il 1982, anno della morte del loro autore Lester Bangs. Era stato un lettore di Rolling Stone che nel 1969 era passato dall’altra parte della barricata quando la testata iniziò a cercare collaboratori pubblicando un annuncio sulle proprie pagine. Negli anni diventò direttore di Creem ma anche collaboratore del Village Voice o di NME.

Stroncato da un’overdose accidentale di antidolorifici e tranquillanti il 30 aprile 1982, a soli 33 anni di età, è considerato l’inventore del giornalismo musicale che ancora si pratica in questi anni: quel mix di talento per la scrittura e competenza tecnica che però diventa devastante senza controllo (il proprio, e di un bravo editor!). Il motivo per cui la scrittura e i lavori di Bangs sono ancora oggi incredibilmente validi e ricchi di significato è proprio perché questo selvaggio, scatenato californiano immortalato al cinema in Almost Famous si trasformava quando lavorava su una pagina: nel momento della scrittura sapeva trovare un equilibrio rigoroso dal quale nasceva una chiarezza di pensiero che trent’anni dopo ancora troviamo geniale.

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