Baby K: la via italiana all’hip-hop femminile
Stasera apre il live di Nicki Minaj a Milano, ma non è materiale da gruppo spalla. Ecco perché
Di Chiara Papaccio
Baby K, Foto per gentile concessione Propapromoz
Se stasera sarete fra quelli che assisteranno al concerto milanese di Nicki Minaj, l’unico in Italia per la minirapper tutta rosa e platino di Port of Spain, potrebbe capitarvi di tornare a casa con in testa non le sue rime ma quelle di chi l’ha preceduta: facile, direte, se l’artista che apre è di casa nostra. Non solo per quello, però. È che Baby K potrebbe davvero rubare la scena a Onika Tanya Maraj – ha tutto quello che serve, dalla testa alle frequentazioni fino alla proposta, un rap macchiato di suoni inglesi che discendono direttamente dal fatto di aver studiato, lei italiana di Singapore, proprio in Inghilterra e aver dunque respirato certi suoni e al tempo stesso certe ambientazioni che si riflettono nel primo EP, quel Lezioni di Volo di cui in tanti parlano, e non perché è sfacciatamente gratis.
Una canzone come quella che dà il titolo al mini-album dovrebbe chiarire che siamo davanti non a un tentativo di scimmiottare personaggi o panorami sonori che vanno di moda, ma di dare il passo e, semmai, farsi seguire. Cominciando da Limit To Your Love nella versione di James Blake, base-biglietto da visita di una che pensa fuori dagli schemi del rap, probabilmente anche di tutto il resto:
Il 2012 finora è stato l’anno delle nuove rapper donna: Azealia, Azalea (nel senso di Iggy), Kreayshawn. Evolute, sfacciate, ma un po’ troppo fissate a dichiararsi indipendenti, salvo poi doversi apparentare a signori uomini che garantiscano per loro. Per Baby K non garantisce nessuno, non ne ha bisogno – e anche se è stata scoperta a Roma da Squarta di Cor Veleno e nell’EP ci sono personaggi come Ensi, Brusco o ‘Ntò (ex Co’ Sang) questi rimangono tutti allo stesso livello, nessuno con ansie da prestazione del tipo “padrino con la figlioccia”. E sì: nonostante i nomi di rango, la piccola K, classe 1983, fa la sua cosa in maniera così singolare da suonare non un’emergente bisognosa di benedizioni dall’alto ma una navigata veterana (cosa che in un certo senso è, almeno se si frequentano i locali della scena hip-hop romana). Motivo per il quale, probabile, è finita anche a ri-cantare (ri-rappare) gli 883 del ventennale con Max Pezzali per la rilettura aggiornata di Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Tutto quadra. Tutto torna.
Nel frattempo Baby K fa sembrare l’arte del rapping una cosa che si ottiene senza sforzo – non lo è, e infatti vi invitiamo ad ascoltare le canzoni di Lezioni di Volo e considerarle, qualunque sia il vostro background musicale, e quali che siano i vostri gusti a paragonarle con quelle che finiscono molto spesso alla radio o che punteggiano le trasmissioni tv, le pubblicità, pure i festival di quartiere sotto casa. Sentite la differenza? Scommettiamo di sì.
Domenica per la fanciulla c’è stato il MI AMI, oggi c’è Nicki Minaj, il 15 luglio Wiz Khalifa, altra giovane superstar del rap al veloce passaggio milanese. E poi? E poi tutto quello che vuole.
Lezioni di Volo si scarica gratuitamente dal sito ufficiale di Baby K, dove è possibile recuperare anche le info sul suo tour estivo, dal nome Pink Hop Party.