Bufera su Amanda Palmer: ‘Perché non paghi i musicisti?’

La cantante invita su internet a suonare gratis con lei. E scatena le ire dei sindacati, dei commentatori e di... Steve Albini. Lei si difende così

14 settembre 2012
In un autoritratto via Twitter

In un autoritratto via Twitter

Di Chiara Papaccio

In queste ore Amanda Palmer sta passando velocemente da preferita della scena musicale alternativa, grazie al record di contributi al suo disco Theatre Is Evil attraverso una popolare campagna via Kickstarter, a… perfida approfittatrice dei precari del mondo della musica. Addirittura!

Succede, ovviamente, negli Stati Uniti, dove è in corso una tranche della tournée di Amanda con la Grand Theft Orchestra. E da dove la Palmer ha invitato “musicisti semiprofessionisti” a unirsi a lei sul palco data dopo data in cambio di birre, merchandising, una serata divertente ma… niente soldi.

Apriti cielo: a colpi di post la rocker è stata investita dalle critiche e anche dagli insulti gratuiti, specie in seguito alle denunce di sindacati specializzati nella difesa dei diritti dei lavoratori del settore artistico, con la richiesta di prevedere almeno il pagamento minimo sindacale applicato ad altre categorie.

Alcuni musicisti, anche di primo piano, come la violoncellista Unwoman, hanno difeso l’idea: come scrive l’artista, che ha suonato in questo tour con Amanda e gratis, non si costringe nessuno, non è schiavismo, e la grande visibilità ottenuta ci aiuta a vendere meglio i nostri dischi.

Una goccia nel mare però, perché le reazioni sono per lo più negative. Più commentatori hanno fatto esplicitamente riferimento ai soldi raccolti con la campagna su Kickstarter, visto che servivano proprio a organizzare almeno una parte del tour in corso: perché non li sta usando per pagare i musicisti?, è la domanda più fatta in queste ultime ore. Qualcuno ha esagerato, come Michael Nelson su Stereogum, che tira in ballo senza mezzi termini la ricchezza personale di Neil Gaiman, marito della Palmer. Che c’azzecca, direbbe l’onorevole Di Pietro?

E poi, in maniera anche violenta (non che sia una sorpresa: è famoso per il suo pessimo carattere, dopotutto) c’è l’opinione di Steve Albini, musicista, curatore di uno dei festival di casa ATP, ingegnere del suono e non-produttore di centinaia di dischi celebri. Alcune delle sue osservazioni sono condivisibili, altre meno. Albini scrive sul forum del suo sito: “Non ho alcun problema di fondo né se chiedi ai tuoi fan di pagare per farti fare un disco o andare in tour, né di suonare gratuitamente nella tua band, né tantomeno se i soldi servissero a trovarsi in un prato fangoso da qualche parte a vendere anfetamine e a farsi pompini a vicenda. Io personalmente non mi abbasserei a fare nessuna di queste cose, ma a ognuno il suo. Il motivo per cui non mi rivolgo in questo modo ad altre persone è che tutte queste cose si autofinanziano piuttosto facilmente, e apprezzo l’autosufficienza e l’indipendenza, anche (o soprattutto) da un pubblico”.

E continua così, Albini: “Se in coscienza pensi che non ti sia possibile fare in questo modo, se pensi di essere costretta dalla tua ignoranza a supplicare donazioni e lavoro volontario, allora stai pubblicamente ammettendo di essere un’idiota, ed è dimostrato che non sai fare questo lavoro meglio di gente come Jandek, Moondog, GG Allin, o qualunque altro gruppo che sia mai andato in tour senza avere un centesimo messo da parte, o lo sanno fare meglio addirittura quei ragazzini che suonano la batteria sui secchi di plastica per la strada. Più o meno chiunque su questo pianeta ha un limite oltre il quale non sopporta più un’idiota che non sa come comportarsi, e penso che la signora Palmer abbia appena scoperto che il suo pubblico ha raggiunto quel limite”.

La risposta di Amanda Palmer in persona non si è fatta attendere: a questo indirizzo c’è una lunga lettera, dalla quale condensiamo qualche passaggio. “Nel momento in cui si scrivono regole che sono solo bianche o nere su come altri artisti debbano valorizzare la loro arte e il loro tempo, si toglie loro potere e valore. Ognuno può usare il crowdfunding per registrare un album. O usarlo per “comprare” un musicista. O un paio di calzettoni. O un posto dove dormire per una notte. O un pasto. Chiunque. Lo può fare la band nella birreria sotto casa, io, Tom Waits, Justin Bieber (i suoi fan impazzirebbero davanti all’opportunità di essere su un palco con lui. In questo istante mi immagino un musicista che grazie al crowdfunding finisca a suonare Boyfriend col violino ed è un’immagine che mi piace. Ma è anche divertente immaginarsi Tom Waits con un paio di calzettoni cuciti da un fan)”.

“In questo momento potrei stare a divagare sulla mia campagna Kickstarter da milioni di dollari o dettagliare dove sono andati esattamente i soldi provenienti da quella (in realtà l’ho già fatto, su un post su questo sito), e potrei anche dirvi che vorrei avere abbastanza soldi per prendere un secondo tourbus facendovi viaggiare otto musicisti in più, a tempo pieno e stipendiati. Ma la cosa buffa è: non è una cosa che voglio. Non in questo momento. Perché non è una questione di soldi. Per me, si tratta di libertà. E di scelte”.

Voi vi sentite più pro o contro la richiesta di collaborazione free di Amanda Palmer? Suonereste gratis per lei? Fateci sapere come la pensate, qui o via social.

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