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Jacko, l’ultimo shock: ‘Ubriaco e depresso prima della morte’

Il Los Angeles Times diffonde le email scambiate dai promoter di Jackson nel 2009. Saranno le prove in due diversi processi

4 settembre 2012

Michael Jackson, Foto Sony Music

Sempre molto attento a tutte le vicende che riguardano Michael Jackson e la sua famiglia, specie a partire dalla morte dell’icona pop nel 2009, il Los Angeles Times ha ancora una volta uno scoop che riguarda Jacko: dopo averci raccontato gli strani movimenti “ereditari” dei fratelli del cantante, ora il quotidiano californiano ha pubblicato email scambiate tra tra Tim Leiweke, il presidente della società Anschutz Entertainment Group (Aeg), che avrebbe dovuto organizzare il tour le cui prove sono documentate in This Is It, e il promoter Randy Philips che lavorava direttamente sotto Leiweke. Le email provebbero che il cantante non era pronto a questo impegno, 50 date circa per le quali avrebbe ricevuto 132 milioni di dollari: debilitato fisicamente, molto dimagrito (ma questo lo hanno visto anche gli spettatori del documentario) ma soprattutto psicologicamente instabile e spesso ubriaco.

Si tratta in totale di 250 pagine di scambi email, che la AEG ha dovuto fornire in vista di due distinte e ormai molto probabili azioni legali: una dagli assicuratori del tour, che sostengono che la AEG sapeva che le condizioni di salute non era buona e quindi chiedono di annullare una polizza da 17 milioni e mezzo di dollari che in pratica sosteneva il contrario. L’altra causa sarebbe da parte degli eredi di Michael, che accusano la stessa società di aver fatto troppa pressione sul cantante nonostante il suo stato.

Fra i messaggi si legge, in una mail di Philips a Leiweke “MJ si è chiuso in camera, è ubriaco e mi risponde male. Sto cercando di farlo ragionare”. E ancora: “Ora gli ho urlato così forte che le pareti della stanza stanno ancora oscillando. È bloccato nelle sue emozioni, tormentato dai dubbi e dalla mancanza di autostima, proprio ora che è vicino il momento di tornare in scena”.

Quando la AEG aveva avvicinato Jackson per produrre il suo nuovo tour fra fine 2008 e inizio del 2009, la star aveva dietro di sé una coda di show annullati, e la AEG sostiene ora, anche in email al quotidiano statunitense, che era nel suo diritto verificare la bontà del proprio investimento. D’altra parte al momento della firma del contratto Jackson aveva accettato una clausola praticamente “schiavizzante”: in caso di insuccesso del tour, alla AEG sarebbe passato il controllo dei suoi cataloghi di canzoni, che avrebbe potuto sfruttare fino a rientrare dell’investimento iniziale.

Secondo un medico inviato dalla AEG per stilare il classico certificato di “sana e robusta costituzione”, Jackson era in ottima salute e negava di aver mai fatto uso di sostanze stupefacenti, ma il giorno prima di apparire alla ormai celebre conferenza stampa del 2009 che anticipava i concerti alla O2 Arena di Londra furono proprio Randy Philips e il manager del cantante a doverlo vestire, perché Jackson era come paralizzato e secondo Philips “aveva paura da morire”.

I documenti svelati dal Los Angeles Times mostrano anche che gli assicuratori LLoyd’s di Londra cercarono a più riprese di far visitare Jackson da un loro team di medici, consulto ovviamente a scopo assicurativo, e che il dottor Conrad Murray fu coinvolto nel tentativo maldestro di “recitare verbalmente” lo stato di salute di Jackson proprio ai responsabili della compagnia inglese, con l’ultima email fra Murray e i promoter scambiata appena un’ora prima della morte del cantante.

Promoter che adesso accusano il Times di averli “dipinti in maniera negativa”, tanto più che l’articolo firmato dalla giornalista Harriet Ryan ricorda che This Is It, prodotto proprio dalla AEG, ha guadagnato circa 260 milioni di dollari dal momento dell’uscita. Che del resto è molto di più di quanto avrebbe guadagnato Jackson con il tour che non si svolse mai.

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