Le Man Avec Les Lunettes: da un tour nei Balcani un documentario

20 fa la guerra in Bosnia-Herzegovina: la band è stata a suonare negli stessi posti. Così nasce 'Possible Distances'.

20 novembre 2012

Foto di gruppo!, courtesy of Niccolo’ Corradini

Di Chiara Papaccio

Ad aprile di quest’anno, nel 2012 che fra i tanti anniversari segna anche quello dolorosissimo della guerra in Bosnia ed Herzegovina e dell’inizio dell’assedio di Sarajevo, i nostri Le Man Avec Les Lunettes hanno deciso di partire in tour proprio verso quelle zone dell’Europa del Sud-Est: fra Bosnia, Herzegovina e Serbia per cinque date, supportati dall’associazione di promozione sociale Viaggiare i Balcani, che ha come obiettivo far conoscere una regione della quale in genere si colgono solo gli stereotipi e i luoghi comuni.

Prima ancora di muoversi tra Mostar e Sarajevo, Belgrado, Novi Sad o Banja Luka, la strepitosa indie-pop band lombarda, accompagnata dal regista fotografo Niccolo’ Corradini e dal sound engineer Lorenzo Caperchi, ha messo mano a un progetto nel progetto: un documentario-reportage che ora ha un titolo, Possible Distances, un sito (questo) e un trailer che ne anticipa l’uscita e che vi mostriamo più sotto in anteprima.

Ad Alessandro Paderno dei LMALL abbiamo chiesto di parlarci dell’esperienza: “Siamo partiti già attrezzati perché a Lorenzo è venuto in mente di documentare questo tour, probabilmente perché era a metà di un esperimento molto interessante quale Kitchen TV. LMALL hanno suonato tanto in Europa ma mai nella zona sud-orientale: ci ricordavamo della guerra e avevamo sentito qualche racconto da Eugenio di Viaggiare i Balcani, in questo caso nostro tour manager”.

Parliamo di “luoghi comuni” su Bosnia-Herzegovina e Serbia: ci sono cose che vi sareste aspettati di trovare… e infatti eccole, oppure vi ha sorpreso/turbato qualcosa più di altro?

Le frontiere con tempi di attesa infiniti,le sigarette ovunque, il caffé, la grappa alla mattina sono costanti che ci hanno accompagnato tutti i giorni. Per contro si rimane sempre turbati dagli edifici e le strade segnate dai colpi di mitraglia oppure le porte dei bunker nei palazzi o dai racconti dei ragazzi della nostra età che sono indecisi tra il sognare di fare qualcosa di bello dove vivono oppure scappare in Germania o in Italia.

Vai alla gallery di Possible Distances!

Il pubblico, i locali: che differenze ci sono con casa nostra?

A livello di locali eravamo preparati al peggio, invece abbiamo trovato strutture adeguate e in molti casi migliori della media dei locali in Italia. Il pubblico è vario, come in Italia, come in Europa. Sicuramente i gusti musicali delle persone comuni sono lontani dai suoni della nostra band, così come in Italia – diciamo che oltre alle classiche domande (per esempio “che musica ascoltate?”) la gente si chiede come mai tu abbia fatto 12 ore di viaggio per suonare nella sua città. I promoter con i quali abbiamo lavorato non sono diversi da alcuni promoter italiani: negli anni cercano di proporre un certo tipo di cultura, una proposta di musicale di qualità che segua percorsi differenti/indipendenti. In particolare il tentativo dei diversi addetti ai lavori è quello di riportare la Serbia e (probabilmente con piu difficoltà) la Bosnia-Herzegovina nei tour degli artisti internazionali. Entrambi comunque, pubblico e promoter, ci hanno fatto capire quanto sia importante un approccio come il nostro – furgone, amplificatori, carica, scarica, birre, cena, concerto –  anche nella musica c’e’ una ricerca di normalità, cose semplici come un concerto di una band estera, come se fossimo in una qualsiasi città europea.

A chi consigliate (musicista e anche “semplice turista”) di fare l’esperienza che avete fatto voi? E a chi invece la sconsigliate?

Beh, una scusa per i semplici turisti potrebbe essere l’EXIT Festival e quindi una bella visita a Novi Sad e poi Sarajevo, che è bellissima. Un tour in Europa sud-orientale per una band sicuramente richiede un bell’impegno, i cachet sono adeguati al costo della vita ed essendo al di fuori dell’Unione Europea la burocrazia è veramente pesante (alla frontiera tra Serbia e Crozia, per aver sbagliato a compilare un modulo, abbiamo anche preso una multa…)

Ed ecco il teaser del documentario:


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