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Rolling Stones: 50!/ Il feticcio si fa libro

Esce oggi in contemporanea mondiale il libro fotografico definitivo curato dalle quattro Pietre Rotolanti. E in più...

12 luglio 2012

La cover del libro sul Cinquantesimo dei Rolling Stones edito da Rizzoli

Di Franco Capacchione

Sono 50 d’attività dei Rolling Stones (il primo concerto al Marquee Club di Londra, il 12 luglio 1962) e pazienza se il tour 2012 è stato rimandato all’anno prossimo. In tempi di e-book escono veri tomoni che sono oggetto del desiderio per tutti i nostalgici dell’epoca d’oro del rock&roll; che voleva dire massimo lusso e sprechi e vendite e profonda incidenza su usi e costumi dei popoli occidentali. E non c’è niente da fare: la nostalgia è fatta di carta, perché il feticcio deve essere materia. Pesante. Della biografia su Mick Jagger appena edita da Sperling & Kupfer sapete bene perché c’è un concorsino in corso (scusate il gioco) sul nostro sito. Andate a cercarlo e partecipate: il libro sulla più bella bocca del rock è divertente ed esauriente.

Le altre uscite di questo periodo si muovono tra iconografie fascinose e parole. Il libro dei libri esce oggi in contemporanea in tutto il mondo (in Italia lo pubblica Rizzoli). Dimensione da super-strenna e copertina tridimensionale per una raccolta fotografica praticamente definitiva. Si chiama Rolling Stones 50 (il marchio, la lingua, al posto del nome: la forza di un logo diventato leggenda). Dentro, oltre 1000 immagini, selezionate direttamente da Mick, Keith, Ronnie e Charlie per raccontare la loro carriera. Sono scatti firmati da maestri dell’obiettivo (Gered Mankowitz, Jean-Marie Périer, Michael Cooper…), bozzetti, manifesti, prove copertina, backstage con didascalie scritte dagli stessi musicisti.

Punta sempre al fascino spavaldo di Jagger e soci, l’altro libro per immagini, in uscita ad agosto, edito da Mondadori. Si chiama ovviamente Rolling Stones e il culto feticistico è ulteriormente estremizzato con una serie di memorabilia da “sticky fingers” appunto: cartoline autografate, lettere, biglietti di concerti e foto, ovviamente foto.

Pure sul fronte parole, la scelta non manca: in questo caso la tendenza è darla (la parola) a chi c’era: sguardi interni, testimonianze dirette; non è il momento per saggi analitici.

Feltrinelli rimanda in libreria Le vere avventure dei Rolling Stones, testo originariamente pubblicato nel 1984 che Stanley Booth, giornalista americano di chiara fama, ha rivisto per l’occasione; in più Greil Marcus firma l’inedita introduzione dove si vola altissimi: per Marcus, l’ambizione dell’autore di scrivere su un gruppo musicale con stile alla Raymond Chandler è perfettamente riuscita. Il volume si concentra sul biennio 1968-’69 che si chiuse con quel doppio lutto che furono la morte di Brian Jones e il concerto di Altamont (al proposito è da ripassare Gimmie Shelter, il meraviglioso documentario in dvd firmato dai fratelli Maysles con riprese anche del funebre live). Scrittura gonza, ricercata, molti aneddoti, un grande ritratto d’epoca.

Per Arcana esce Io e gli Stones di James Phelge (prossimamente, sempre per Arcana, i testi di Jagger e compagni commentati da Massimo Padalino). Phelge, tra l’altro, non è uno qualsiasi ma il Mr Jimmy di You Can’t Always Get What You. Se avete letto la bellissima autobiografia di Keith Richards Life (ora ristampata in economica da Feltrinelli) ne sapete già qualcosa. Phelge è la classica persona al posto giusto al momento giusto, con incredibile fiuto nel cogliere i talenti sul nascere e nell’accompagnarsi a loro. Con gli Stones ha diviso un appartamento a Chelsea agli inizi della loro carriera, li ha visti muovere i primi passi, giovani, maleducati ma pieni di talento, fino all’esplosione di popolarità con Satisfaction. Un’altra testimonianza di prima mano da un uomo che oggi è collaboratore di Huffington Post. Davvero la nascita di un mito.

Qui di seguito, alcune immagini tratte dal libro Rolling Stones 50 edito da Rizzoli.


Foto ©Mirrorpix


Londra, 1964, Foto ©Mirrorpix


Chichester, West Sussex, UK, maggio-giugno 1967, Foto ©Mirrorpix
Mick e Keith appaiono davanti alla Corte dopo un arresto per droga a casa di Keith, a Redlands nel Surrey. Si decise che sarebbero stati processati di lì a un mese.
Mick fu ritenuto colpevole, e rimandato in custodia in carcere alla Lewes Prison fi no al giorno successivo, in attesa che si decidesse sul caso di Keith.
Keith invece, ancora in libertà, fu giudicato il giorno dopo e ritenuto anch’egli colpevole. A quel punto Mick fu mandato alla prigione di Brixton e Keith a quella di Wormwood Scrubs.


Hyde Park, Londra, UK, 5 luglio 1969, Foto ©Mirrorpix
“Fu una scommessa presentarsi a suonare per tutta quella gente; e ci piaceva che ci fosse un musicista nuovo, perché negli ultimi tempi eravamo stati come un cavallo a tre zampe. Il lato brutto della vicenda era che Brian non c’era più, il che era davvero triste”. Mick


Keith con suo figlio Marlon a Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, sulla Costa Azzurra, nell’aprile 1971, Foto ©Mirrorpix
“Nellcôte era una grande casa, e non troppo vistosa. Si trovava nella baia di Villefranche ed era stata costruita nell’ultimo
decennio dell’Ottocento. L’idea originaria non era quella di registrare a casa mia, ma avevamo dato un’occhiata a diversi studi in zona senza trovare niente che ci andasse bene.” Keith
“Fu un gran divertimento, ma avevamo anche i nervi, perché gli altri che lavoravano con noi potevano andare su e giù da Londra quando volevano mentre noi no.” Charlie

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