Springsteen, tu vuò fa ‘o napoletano

Il 23 maggio, a Napoli, inizia il tour italiano del Boss. Nell'attesa, siamo andati a Vico Equense, da dove partì il nonno materno per il New Jersey. Il paese, dopo la cittadinanza onoraria, spera nel miracolo...

24 gennaio 2013

Illustrazione di Francesco Sangalli

Di Stefano Di Marzio

Bruce a Napoli in primavera. Mai ritorno fu più atteso, né sogno più inseguito. Il 23 maggio in Piazza Plebiscito comincia il tour italiano di Springsteen. Per un pugno di motivi non sarà un concerto come altri e i fan già ci perdono il sonno. Perché? Per la prima volta nella storia, Bruce suona con la E Street Band in una grande piazza cittadina (e che piazza…). Secondo. In Italia è questa la data più a Sud mai fatta dalla rockstar. Terzo: a Napoli Bruce s’era esibito, da solo, in un’unica memorabile circostanza il 22 maggio del 1997. Incendiò la folla a fine show con una serenata “ribaltata”: lui affacciato e raggiante alla finestra del Teatro Augusteo, gli altri sotto a cantare Thunder Road (video qui sotto). È proprio a quella serata – ricordata anche da Ermanno Labianca, giornalista, autore televisivo e grande esperto del Boss, nel suo American Skin, vita e musica di Bruce Springsteen (Giunti, Firenze, 2002) – che si ricollega forse il principale motivo per il quale brillano gli occhi a chi attende a Napoli un vecchio ragazzo nato per correre.

“La mia famiglia viene da qui… da Napoli e Sorrento”: tra una nota e l’altra, dopo un ‘O Sole Mio schitarrato dal palco e mixato con Growin’Up, introducendo niente di meno che The River, Bruce si lasciò sfuggire un dettaglio fino a quel momento poco o nulla raccontato dai suoi biografi ufficiali (Dave Marsh in primis). Tanto bastò per accendere una lampadina nella testa dei suoi tanti tifosi napoletani e il motore di PinkCadillac Music, ieri un semplice fan club tra tanti, oggi una vera e propria associazione culturale con aderenti in tutta Italia e tesserati in Francia e Spagna. Sono quelli che con le loro t-shirt pennellano di rosa i concerti di Bruce in giro per l’Europa e, soprattutto, coloro che un anno e mezzo fa, dopo lunghe ricerche, hanno svelato al mondo, origine e genealogia materna di Springsteen (nonni della penisola sorrentina), stimolando il Comune di Vico Equense a concedergli la cittadinanza onoraria il 2 aprile dello scorso anno e consegnandogliela a mano a Helsinki il 30 luglio scorso, al termine della tournée continentale. Nel 2013 PinkCadillac, per il secondo anno consecutivo, allestisce anche la mostra Like a Vision dedicata al rapporto tra Springsteen e il cinema, all’interno della rassegna Rock!3, in programma al Palazzo delle Arti di Napoli (PAN) dal 12 gennaio fino al 24 febbraio prossimo. Al tema si lega, peraltro, anche il libro II cinema secondo Springsteen, scritto nel 2012 da due studiosi partenopei, Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito.

Per Claudio Trotta, storico promoter italiano dei concerti di Bruce (con Napoli festeggia il trentesimo), è solo per una “congiuntura temporale” che la scelta della città partenopea cada circa un anno dopo l’onorificenza accordata e tutto ciò che l’ha preceduta (l’indagine biografica). Nessuna relazione, insomma, secondo Trotta: pure ragioni organizzative, logistiche e di business permettono finalmente oggi quello che per sedici anni ha impedito (con la sola eccezione di Caserta 2006) l’esibizione in loco del “più grande live performer di tutti i tempi”. Magari avrà aiutato anche la fede rock del sindaco di Napoli Luigi De Magistris? Uno che di Springsteen parla spesso e volentieri anche in radio? “Boh! Io posso garantire sulla fede di Roberto Cosolini (primo cittadino di Trieste, Nn.d.R.) che nella sua vita s’è fatto quarantatrè concerti di Bruce, pagando sempre il biglietto di tasca propria”, conclude Trotta.

Ma a Napoli un sogno inseguito non lo fermi con dati, cifre e logiche spiegazioni. Soprattutto se a sostenerlo c’è una robusta e misconosciuta faccenda di musica e emigrazione. Parlando con Gianni Scognamiglio, Paola Jappelli, Giovanni Menna, Gianluca Tramontano oltre a Lamberto Lauri, Francesca Cicchella, Roberta Tempone e Luca Lanini – ovvero lo stato maggiore di PinkCadillac più un pezzo molto rappresentativo del seguito partenopeo – cogli la timida ovvero lo stato maggiore di PinkCadillac e un pezzo molto rappresentativo del seguito partenopeo – cogli la timida ma ferma convinzione di un lavoro capace di far breccia nel granitico management di Bruce (Jon Landau su tutti) e di un ritorno ai piedi del Vesuvio non del tutto casuale. Del resto, come potrebbe un musicista così attento alle radici, all’identità collettiva, così legato alla famiglia (e alla mamma Adele in particolare), restare insensibile al richiamo della terra avita e all’abbraccio amoroso dei suoi fan locali?

Sul notorio e intenso legame tra Bruce e l’Italia ha scritto un bel libro il giornalista Daniele Benvenuti (All the way home, Luglio Editore, 2012) che, in un ampio resoconto, riprende anche le ricerche di PinkCadillac, Secondo queste – incrociate con le risultanze del professor Mario Verde, uno studioso di Vico Equense, il progenitore più antico cui s’è potuto risalire fu Luigi Serio, origini siciliane, che s’immolò nei dintorni di Napoli per difendere la Repubblica Partenopea (1799) contro la restaurazione borbonica, poi imposta col sangue dalle truppe del cardinale Ruffo e dalla flotta dell’ammiraglio Nelson. Finì male quell’esperienza che tentò per la prima volta in Europa di spazzare via i monarchi, esportando i principi cardine della Rivoluzione francese. Libérté, égalité, fratérnité. Dice qualcosa agli amanti di Bruce?

Antonio Zerilli, nonno di Bruce

Antonio Zerilli, nonno di Bruce. Per gentile concessione di PinkCadillacMusic, Italia

Passano un centinaio d’anni e di parente in parente s’arriva al nonno materno di Springsteen. Si chiamava Antonio Zerilli, nato a Vico Equense nel 1887, ed emigrato Oltreoceano con genitori e sorelle il 3 ottobre del 1900. In America divenne avvocato e impalmò la compaesana Adelina Sorrentino, che poi morirà a 102 anni, nei ricordi del celebre nipote, senza mai aver spiccicato una parola d’inglese. I coniugi Zerilli misero al mondo tre figlie, Dora, Ida e Adele Ann che poi sposò Douglas Frederick Springsteen, sangue olandese e pure irlandese. La coppia si trasferì nel New Jersey e dalla loro unione nacquero tre bambini: Bruce, Virginia e Pamela. Nei decenni precedenti la partenza per gli Usa, la famiglia Zerilli, evocata nel testo di American Land, s’era ben radicata a Vico Equense, gestendo anche un omonimo caffé nella piazza principale. Corsi, ricorsi e scherzi del destino: dai tempi del filosofo e giurista Gaetano Filangieri, che corrispondeva con il presidente Benjamin Franklin, esprimendo ascoltati pareri sulla redigenda Costituzione americana (questo Bruce non lo sa e magari gli farà piacere), ancora oggi a Vico Equense non c’è abitante che non abbia rapporti e qualche parente negli Stati Uniti, New Jersey in testa. In paese resistono pure alcuni cugini diretti di Bruce che portano però altri cognomi. Chi volesse saperne di più non ha che da rivolgersi a Santino Di Palma, titolare della bottega di alimentari di fronte all’ex Gran Caffè Zerilli, oggi Sunshine Bar.

Santino Di Palma, "tuttologo" della dinastia Zerilli

Santino Di Palma, “tuttologo” della dinastia Zerilli

Basteranno tali e chissà che altre suggestioni a spingere Bruce sulle tracce degli antenati, prima o dopo lo show, o farne almeno menzione tra una nota e l’altra? Scarpinerà tra agrumeti e rocce a picco, gettando lo sguardo tra Sorrento, Capri e la sagoma specularizzata del Vesuvio? S’imbatterà nel “genius loci” che ivi ispirò immortali melodie o siederà alla tavola di chef stellati che qui alacremente spignattano?

Il sindaco di Vico Equense, Gennaro Cinque, allarga le braccia ma immagina di organizzargli una traversata in mare da Napoli a Seiano (la frazione marina di Vico) per un sentito omaggio. In fondo, è la stessa rotta che amava Enrico Caruso, quando rientrava dai fasti americani.

Quelli di PinkCadillac si stringono tra loro come scolaretti interrogati, conoscendo bene l’imprevedibilità di Springsteen, la sua ritrosia per le manifestazioni ufficiali ma anche la sua immensa generosità verso il pubblico. Ermanno Labianca condivide la prudenza ma è convinto che Bruce, un segno, lo darà. “Amo essere spettatore: stiamo a vedere e lasciamoci sorprendere”. E se il “segno” fosse una canzone? E se per Bruce che sbarca nel Golfo e ritrova le origini, vibrassero le parole profetiche di Era de Maggio o le note di Torna a Surriento? Fu scritta proprio negli anni in cui nonno Antonio solcò l’oceano e poi… l’ha fatta anche Elvis.

 

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