Streaming party: Stead, lo-fi vagabondo

Il progetto acustico e 'collaborativo' di Stefano Antoci D'Agostino, da Ragusa a Londra... con tante deviazioni

26 giugno 2012


Un ritratto di Stead, Foto Silvia Segale

Dopo la fuga dei cervelli e basta la stagione in Italia è quella della fuga dei cervelli musicali: si va a lavorare fuori, si fa musica nella nazione adottiva, qualche volta si viene notati e la cosa va a finire bene. Così è successo a Porcelain Raft alias Mauro Remiddi, ai Vadoinmessico, ad Agata & Me, finiti in Danimarca.

E succede anche a Stead, alias di Stefano Antoci D’Agostino, musicista ragusano che ha lavorato a questo progetto fra New York, Milano e Berlino e, finalmente, lo ha fatto fiorire a Londra, dove il cantautore e compositore si è stabilito e dove la sua miscela di folk e lo-fi ha trovato terreno fertile. Ma non in solitudine, come sarebbe lecito pensare per via della natura di one man band di Stead: a Rough titolo del debutto cui fa da contraltare Rough Out, versione estesa dello stesso album disponibile su Bandcamp, hanno collaborato alcuni nomi notissimi della scena indie italiana (e non solo italiana). Suonano nel disco Cesare Basile, Marcello Sorge, Roberta Cartisano, Giuliano Dottori, Dave Muldoon, Veivecura e Francesco Saverio Gliozzi (Sursum Corda), venuti in dono a un disco che suona vagabondo ma che non per questo suona senza direzione.

Vai all’ascolto di Rough!

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