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Dal rock on the stage

Emis Killa, un pitbull pronto ad azzannare

“L’onesta nell’hip hop è tutto. Ed io farei di tutto per restare così come sono: semplicemente onesto…”

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3 febbraio 2012

di Simone Sacco

Avanti un altro. Stavolta, ad esempio, nel sempre più popoloso e affollato panorama hip hop nostrano, tocca a Emis Killa (“Tranquillo, il nome non è un tributo a Ghostface Killa del Wu Tang Clan: se vuoi, dopo, te lo spiego meglio…”, chiarisce subito lui dando la mano a Rolling Stone). Emis, comunque, è presto detto: 22 anni, originario di Vimercate e da poco sbarcato nell’universo-major con il suo primo disco ufficiale, L’Erba Cattiva, che viene pubblicato in questi giorni dalla Carosello Records, la stessa etichetta che distribuisce in Italia anche gli Skunk Anansie. Ed Emiliano – nel cui recente passato ci sono sia mixtape apprezzatissimi dalla scena (Keta Music, The Flow Clocker vol.1) che un web-album intitolato Champagne e Spine – cerca in ogni maniera di non stare a prendersi troppo sul serio mentre risponde alle nostre pungenti domande nell’ovattata ed elegantissima sala-riunioni della sua nuova casa discografica. Eppure siamo giusto a poche decine di metri in linea d’aria dal Duomo di quella Milano che ha già visto prosperare i Club Dogo e Marracash… “Dammi retta, qua ci vuole pochissimo a sbroccare e a reputarsi uno già ‘arrivato’. Basta solo guardare la sala dove ci troviamo o il fatto che c’è gente che fa la fila nei megastore per comprarsi il mio CD e ottenere il mio autografo. Ok, sono cose che possono dare alla testa, ma tranquillo che non sarà il mio caso. Quello che ho raggiunto finora - dalle battaglie vinte nei vari contest di freestyle al rispetto dei cultori dell’hip hop tricolore - penso di essermelo semplicemente meritato. Da oggi, quindi, comincia una nuova avventura e io non posso che rimboccarmi le maniche e mettercela tutta. Poi sarà quel che sarà.”

Nel frattempo è già successo che Emis Killa è un nome che desta curiosità. Fin dalla sua fonetica particolare: “Emis l’ho scelto perché fino a qualche anno fa la mia crew si rivolgeva a me come ‘Emilietto’ e io non volevo ritrovarmi a 30 anni con un soprannome così da pischello! (ride, ndr) Perciò ben venga Emis che è pure l’anagramma di M.C. (pronunciato ovviamente “em-sì”, ndr) e quel Killa di supporto che sottolinea invece come, durante le battaglie di freestyle, io sia sempre pronto a fare secco il mio avversario. Il disco, invece, l'ho voluto battezzare L’Erba Cattiva perché, mentre registravo la titletrack, quel pezzo mi trasmetteva di suo un’atmosfera un po’ malvagia e psicopatica. E poi l’erba cattiva solitamente è sempre l’ultima a morire. Come me che sono ancora qua, nonostante le feroci critiche ricevute in questi ultimi anni da personaggi che non sto nemmeno a citarti…”. Critiche o meno, pare che ci sia stata la fila per partecipare ai featuring del suo debutto. Non ci credete? Beh, Gue Pequeno dei Dogo sputa le sue rime dentro Ognuno Per Sé, Tormento partecipa a Nei Guai, Marracash dice la sua tra i versi de Il Mondo dei Grandi e addirittura sua maestà Fabri Fibra ha voluto partecipare a Dietro Front, il pezzo forte dell’album. Ma qui Emis fa sfoggio di incredibile modestia: “Guè e Marracash non è stato difficile contattarli perché sono miei grandi amici. Io, in passato, ho già collaborato ai loro dischi e le idee per dei nuovi pezzi nascono quando ci incontriamo a cena a casa dell’uno o dell’altro piuttosto che negli uffici dei nostri rispettivi manager. Fabri Fibra, d’altro canto, mi ha stupito: sapevo che mi stimava, ma la sua presenza su L’Erba Cattiva è stata una bella e piacevole sorpresa”.

Comunque, dateci retta, la carta vincente di uno come Emis Killa non è l’elenco delle sue amicizie prestigiose o la ricca rubrica del suo cellulare, ma l’esperienza. Fattore oltremodo paradossale per un giovane uomo di appena 22 anni, ma anche qui c’è una spiegazione logica. “Per esperienza non intendo quella che ho accumulato io in prima persona, ma l’esempio che mi hanno dato coloro che mi hanno preceduto. Ecco perché nutro grande rispetto per maestri come Kaos, i Sangue Misto o Neffa, ma non per chi sputtana sul web la mia musica dicendo che il vero hip hop, qui in Italia, era solamente quello che si faceva nei primi anni ’90”. Morde il pittbull di Vimercate e pure con un certo acume: “Lo sai cosa mi da sicurezza? Il fatto che la mia roba non sia mai stata incasellata in una determinata categoria visto che Emis Killa è sia quello dei pezzi zarri, ma anche il ragazzo delle rime conscious. Nello stesso lavoro ti posso sparare un pezzo ironico tipo Cashwoman e poi parlarti della mia infanzia nelle case popolari senza passare per artefatto. E l’onestà, credimi, nell’hip hop è tutto. Tant’è che io mi crocefiggerei pur di restare così come sono: semplicemente onesto.”

Insomma, si è già arrivati al momento dei saluti. Rolling Stone si alza, dà una pacca sulla spalla (vistosamente tatuata) a Emiliano e corre a scrivere il suo pezzo, mentre Emis è atteso ora da un periodo massacrante di concerti e promozione in ogni angolo della Penisola. Nell’iPod la compagnia di un signor disco (“Hai presente Watch The Throne di Jay-Z & Kanye West? Beh, io non riesco a smettere di ascoltarlo…”) e nella mente la volontà di andarci più cauto rispetto all’ultima volta. “Nel 2011 ho tenuto qualcosa come 74 date in giro per l’Italia e, tra alcol e stimolanti, mi sono sfasciato di brutto. Stavolta vorrei restare più lucido, anche perché alla lunga la mia vita artistica potrebbe risentirne. E penso proprio che ci riuscirò.”. Che l’erba cattiva stia assumendo il sapore della camomilla?

Per saperne di più sulle attività promozionali e sui futuri concerti di Emiliano, vi invitiamo a visitare il suo sito ufficiale www.emiskilla.it

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