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Dal rock on the stage

Fallito e Invidioso/ Siamo tutti Gialappi

È finito, ma ha lasciato rivoli di umori ovunque. Celentano, farfalline, social, critici, pagelle, primedonne...

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20 febbraio 2012

Emma, la vincitrice, Foto Internet

Di Paolo Madeddu

“E noi, 18 milioni di rincoglioniti, lì, che non sappiamo dare una voce a quello che pensiamo” (Beppe Grillo, Sanremo 1989)

(…23 anni dopo, POSSIAMO)

Punto primo. Sanremo è l’incidente stradale più grande del mondo. Ogni anno qualcuno organizza questo incidente stradale in modo che più gente possibile rallenti per guardare. Voglio dire: Celentano. C’è bisogno di aggiungere altro? Hanno chiamato CELENTANO. Sangue, lamiere contorte, ambulanze, gente che si dispera. Lo sapevamo tutti. Non sapevamo COME, ma lo sapevamo tutti.

Punto secondo. Nella sala stampa del teatro Ariston c’erano a occhio e croce 9 milioni di inviati. Bene: voi avete capito che ci sono andati a fare? Vi hanno dato qualche notizia da dietro le quinte? Tutto quello che abbiamo saputo attorno all’incidente stradale è arrivato dai social network. Lo hanno scoperto, in sala stampa, se la Bertè era davvero in playback? Hanno scoperto se la sloceka aveva il torcicollo o no, o perlomeno se quell’altra aveva le mutande? Voglio dire, la notizia di Kekko Silvestre dei Modà che sclera con la vincitrice Emma Marrone, l’hanno scoperta pure loro da Facebook.

Torniamo al punto primo. È stato un inverno socialissimo. Freddo, crisi: probabilmente saremmo stati tutti in casa a commentare qualunque cosa – ma il destino ha voluto che potessimo contare su un Grande Slam di sciagure. Il terremoto. La neve. Il naufragio al Giglio, anche. Quindi, Sanremo. Ogni mese, una calamità che ha fatto da calamita. Tutti a twittare, linkare, condividere, polemizzare, spinozare in tempo reale. Una voliera dove tutti noi iperspettatori interveniamo – quasi tutti con un’ansia da prestazione paurosa, essere IL PRIMO a fare la battuta, o quanto meno a scoprirla e retwittarla. Un “ammasso indefinito di rumore dall’effetto inedito quanto stordente” (cfr. Paolo Iabichino, valigiablu.it) che potrebbe persino essere la voce del popolo. E in fondo lo sospettavano anche i migliori di noi, che il popolo fosse un po’ farneticante. Gli si vuole bene, eh – perché Gli altri siamo noi (cfr. Giancarlo Bigazzi e Umberto Tozzi). Il casino è che se la voce del popolo è la voce degli déi, questi sembrano proprio gli déi greci descritti da Omero, mentre sgranocchiando il popcorn, guardano divertiti il massacro e si sganasciano – ma che cavolo vi ridete, siete GRECI, dovreste dormire preoccupati.

Sottrarsi è veramente difficile: siete mai stati l’unico che per qualche motivo non beve alcool o non si fa la canna, mentre tutti i vostri amici attorno a voi si capottano dalle risate? Si finisce per cedere. “Ok, passa qua”. Poi, si può scegliere se assumere l’atteggiamento peggiorista (“Mi fa schifo e mi diverto a commentare le polemiche e le giacche insieme a tutti gli altri che lo trovano assurdo”) o quello migliorista (“Rido di quello che mi fa schifo, ma trovo sempre qualcosa che mi emoziona), (vedi alla voce Patti Smith).

Il futuro presumibilmente sarà così, ma alla millesima potenza. I network televisivi (quasi tutti) così come le testate giornalistiche si sono accorte che l’evento condivisibile - il Festival, il Grandefratello, il calcio, X Factor, la Defilippata, la Santorata – valgono oro, e non comportano vere ripercussioni nel mondo reale. Intendo dire che X Factor italiano non fa vendere dischi (non come quello inglese), così come Santoro non fa cadere Berlusconi (quando mai! Gli manca come Euridice a Orfeo, e andrebbe pure a riprenderlo negli Inferi, se potesse), e ovviamente Celentano non scatena le masse contro Avvenire e Famiglia Cristiana. La verità è che hanno trovato il modo di tirarci dentro se ci piace, ma ancora di più se NON ci piace (esattamente il tipo di dipendenza che avevamo da Berlusconi).

Perché siamo tutti Gialappi. Facciamo tutti dei tweet, siamo una grande tribù. Stiamo lì, col popcorn, a guardare lo spettacolo. Siamo negli ultimi banchi della classe, a fare battute cazzone durante la lezione. Siamo lì a guardare l’incidente stradale. Guarda lo scemo col SUV come è incazzato! Saranno diecimila euro di danni, ahahaha - LIKE. Siamo nel cinema a vedere la Vanzinata, e nei posti a fianco al nostro ci sono Rudy Zerbi, Veltroni, Facchinetti, la Canalis, la Gialappa, Antonello Piroso, Elena Santarelli, Mario Adinolfi, Alfonso Signorini, Zoro, Caterina Balivo, e nel buio ridiamo dell’arguzia di quello che si sente che ha studiato quanto del grido “Ah frocio!”.

(uno solo non ha fatto un singolo commento su Sanremo) (ed è quasi ridicolo, perché è uno che commenta ogni singolo stupido aspetto della contemporaneità, venendo istericamente ripreso dai giornali: Fiorello) (sono anche andato a vedere, eh. Un frullato di vippismo coi suoi amici Barbara D’Urso, Valerio Staffelli, Pieraccioni) (miii, che amici di sogno) (sta di fatto che Fiorello negli ultimi sei mesi, ha twittato su TUTTO, da Gasperini allo spread. Su Sanremo, niente. Traduzione: l’anno prossimo Sanremo è roba sua)

…In tutto questo.

In tutto questo torno a chiedermi: i giornalisti, a Sanremo, che ci sono andati a fare? È solo un corollario del primo punto. Ok, le cose (blandamente) rilevanti da dire, me le sono giocate sopra. Però siamo qui su una testata che parla di musica, mi figuro che possa interessarvi qualche considerazione su questa piccola voliera. Ebbene, io non ricordo un periodo in cui i giornalisti musicali fossero così popolari, riconosciuti per strada, come questo in cui in tutta la penisola si vendono dai sei ai quattordici dischi al giorno. Alcuni sono icone mediatiche persino più dei cantanti – il capocomico del Corriere, la badessa della Stampa, il tipo coi maglioncini del Giornale.

Per dire: La Stampa proponeva quattro commentatori diversi in tempo reale (…anche giusto, perché mi sa che tra loro si odiano). Il Fatto, il polemico Fatto Quotidiano, ha puntato su un tipetto che adora le proprie facezie e mette il suo nome alla fine dei tweet a mo’ di firma, ché la gente lo sappia che è un omino tutto da ghignare (“Se Armstrong sentiva cantare la Ferilli, lasciava ai posteri What a Fucking World”). La Repubblica ha schierato la sciamannataggine di sssinistra della coppia puccissima che non sa chi sia Francesca Michelin e va a vedere su Wikipedia, poi non sa chi sono i numeri uno in classifica in Italia in questo momento (One Direction) e copia ancora Wikipedia e commenta “…’nnamo bene”. E regala gag preziose tipo “Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Buonasera, sono lo spacciatore di Rocco Papaleo. Vorrei assicurare tutti che qualsiasi cosa lui stia consumando, non l’ha avuta da me. Ieri sera si, oggi no”. Oppure ironizzano sapidi: “Una manifestazione unica in Europa. E ci sarà pure un motivo”. E allora fate una bella cosa, NON ANDATECI e non guidate ogni anno le camarille della sala stampa contro i cantanti trash televotati da quei buzziconi di italiani che spendono soldi per Gigi D’Alessio o Emanuele Filiberto and Pupo invece che fare, come voi eletti, a chi ha la collezione più lunga di Bobbe Dilan o de Gimi Endrics.

E il Quotidiano Prestigioso di via Solferino? Lì, un trionfo di faccioni in homepage, come dire: “Guardate, siamo proprio NOI. Quelli del Quotidiano Prestigioso”. Una quantità esorbitante di video di loro stessi che pontificano, puntellati da pagelle di Aldo Grasso, pagelle di Fegiz, pagelle della Morvillo – tanti maestri, tante pagelle - e immancabile anche lì, lo spasso ad alzo zero, live:

• 23:01 In farmacia è già in vendita il dvd della serata (RF)

• 23:07 Interviene il Ministero della Sanità e ritira dalle farmacie il dvd della serata: causa danni permanenti (RF)

• 23:30 Interviene il Ministero della Sanità e ritira dalle farmacie il dvd della serata: causa danni permanenti (RF)

• 23:56 Brian May ha confessato ora nei camerini che non si taglia i capelli dall'ultima volta che è venuto a Sanremo 20 anni fa (RF)

• 00:43 Il virus Morandi fa la prima vittima. Il collega RF non articola più le parole (AL)

• 00:43 Il collega RF non riesce più a parlare, inciampa nelle parole. Il virus di Morandi fa la prima vittima (AL)

(…sì, ripetono le battute) (d’altro canto sono un tale spiscio!)

Restava un’ultima prerogativa agli ussari della sala stampa, per mantenere un senso. C’era una cosa, che era il loro motivo di vanto, la mostrina sull’uniforme. Poter dire il vincitore agli amichetti 3 minuti prima che Morandi lo dicesse. Ma nemmeno quello, sono riusciti a fare: sono stati battuti sul tempo dalle Cuccarine, dalle Selvagge Lucarelli, dal blogger situazionista. Una Caporetto, gente, davvero. Un incidente stradale. Ma loro ironici, distaccati, come se fossero sulla corsia privilegiata invece che in mezzo alle lamiere. Su una cosa hanno ragione: i danni li paga qualcun altro.

Benebenebene.

Che si dice, questa settimana?

POSTilla

(…fallito e invidioso va bene, però c’è gente che ha mandato cose amabili da quella sala stampa) (oddio, Pop Topoi poteva anche non andarci, e fare le stesse cose da casa per Donna Moderna) (mentre il Post ha mandato Makkox, il più incredibile vignettista della nostra epoca).


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