27 gennaio 2012

L'ingresso del quartier generale EMI, Foto (cc) Eirikso.com
Tredici anni una, venticinque l'altra: tanto sono durate le vite di Bar La Muerte e Lookout! Records, le due etichette discografiche che nei giorni scorsi hanno annunciato la chiusura davanti ai problemi crescenti derivanti dalla recessione. E, dietro l'angolo, c'è anche la chiusura di una major come la EMI... Ma andiamo con ordine.
Bar La Muerte era la label di Bruno Dorella, oltre che imprenditore, musicista (Ronin, fra gli altri suoi progetti) e produttore. L'etichetta aveva contribuito a lanciare la carriera di Bugo, ma non solo, visto che nel roster c'erano anche gli Ovo, Bologna Violenta e Allun.
La decisione di Dorella è stata improvvisa, mentre non si può dire lo stesso della Lookout! Records, che navigava in cattive acque già da qualche anno. Era stata fondata nel 1987 da Larry Livermore e David Hayes e aveva legato il suo momento più felice alla scoperta dei Green Day.
Preoccupano, invece, le sorti della EMI, major del disco inglese che va incontro a una chiusura che sarebbe a dir poco catastrofica per la discografia mondiale. La denuncia arriva da parte della AIM, Association of Independent Music, che rappresenta gli interessi di moltissime piccole etichette inglesi.
Il colosso della discografia europea potrebbe passare sotto il controllo della Universal Music, e ai consociati AIM questo non va giù. Si protesta per la perdita di un simbolo della potenza economica e culturale inglese, e l'associazione annuncia iniziative politiche perché sia il governo sia l'opposizione britannica esprimano la loro contrarietà alla vendita.
Fra gli artisti della famiglia EMI ci sono attualmente i Coldplay, Goldfrapp, Katy Perry, i Decemberists, Tiziano Ferro, Kylie Minogue e i Gorillaz.
Quello della AIM non è solo nazionalismo; le fa eco la Impala, associazione che raggruppa le case discografiche indipendenti europee: poiché gli artisti EMI passerebbero alla Universal e i contratti di edizione, invece, a un'altra grande come la Sony Music, si verrebbe a creare una situazione di quasi duopolio, perché le due major sarebbero a quel punto in posizione di superiorità, per numero di musicisti sotto contratto, rispetto alla terza grande etichetta rimasta, la Warner. La quale non riuscirebbe, di fatto, a fare una normale concorrenza alle due "superpotenze" che verrebbero a crearsi dopo l'eventuale smembramento della label inglese.
Uno scenario ancora ipotetico ma che ha fatto nascere l'interesse, limitato, per ora, a richieste di documentazione, della Commissione Europea che, in analoghe situazioni, aveva condannato Microsoft e un colosso dell'industria farmaceutica come Pfizer per abuso di posizione dominante.


