10 febbraio 2012

Una bella immagine di Godano quando portava i capelli lunghi... Foto, Henry Ruggeri
Chi tuttora s’indigna per la partecipazione dei Marlene Kuntz da Cuneo (25 anni di onorata carriera proprio quest’anno e otto studio-album pubblicati fin qui) forse farebbe meglio a leggere con attenzione quest’intervista. Ok, i Marlene sono un gruppo che è nato, a fine anni ’80, tra i “semi maligni” di gente rispettabilissima come Birthday Party/Nick Cave (ovviamente), Sonic Youth, Butthole Surfers (la parolina magica ‘Kuntz’…), Swans, P.J. Harvey e altri nomi intoccabili dell’art-rock globale.
È logico che vederli gareggiare assieme ad Arisa, Emma Marrone, Gigi D’Alessio, Noemi, ecc. (con tutto il rispetto, sia ben chiaro, per questi artisti e per quello che stanno combinando in ambito melodico-leggero) a qualche oltranzista della sfera alternativa non sia proprio andato giù. Eppure la difesa (sempre che di “difesa” tout court si possa parlare…) espressa da Godano e soci in questa chiacchierata franca con il vostro Rolling Stone è smaccatamente esemplare. E onesta, parecchio onesta.
La tesi degli autori de Il Vile è presto detta e la si può riassumere così: perché i Nirvana, illo tempore, hanno potuto tranquillamente andarsene a Saturday Night Live e sono stati incensati per la loro performance esplosiva (si trova ancora il video, da qualche parte, su YouTube) e a noi non è permesso fare pubblicità alla nostra musica chez Morandi? Appurato questo, Canzone per un Figlio – il brano che i nostri presenteranno sul palco dell’Ariston – è decisamente, ehm, “figlio” di quella svolta intima e confidenziale post-Senza Peso che i Nostri stanno sempre di più affinando da almeno una decina d’anni a questa parte.
Con una novità essenziale: dato che a Sanremo si può utilizzare una grande orchestra in grado di arricchire l’arrangiamento, i Marlene del 2012 hanno aggiunto al loro pezzo una poderosa sezione-fiati forgiata da Roy Paci (“Un po’ rhythm ‘n’ blues, un po’ Primal Scream…”, a sentire il parere del batterista Luca Bergia) che fa le veci di tutto il noise chitarristico masticato fin qui. Anche se qualche esplosione elettrica c’è pure nel DNA della stessa Canzone per un Figlio e sarà divertente vedere che reazioni provocherà tra l’azzimata e tradizionale platea dell’Ariston. Ricordiamo, infatti, che proprio su quel palco i Placebo, nel lontano 2001, sbatterono violentemente una chitarra contro un amplificatore e dalle parti di Sanremo si parla ancora del signor Brian Molko come dell’anticristo sceso in riviera. Insomma, auguri Marlene e che la vostra sia, in primis, una partecipazione “sonica”. Chi scrive fa decisamente il tifo per voi…
Mi verrebbe quasi da dire: finalmente ce l’avete fatta ad arrivare a Sanremo!
Cristiano Godano. "Effettivamente ci avevamo già tentato nell’autunno del 2008, ma in quell’occasione vennero poi scelti gli Afterhours… Peccato, perché anche il pezzo che proponemmo in quell’occasione, era materiale di buona qualità".
È poi uscito “in incognito” su Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini?
Cristiano Godano. "No, in realtà è rimasto inedito. Si intitolava Nuvole e l’unica volta che è stato suonato è stato durante una sonorizzazione per un mostra d’arte intitolata Nel Nome del Padre e andata in scena a Torino. Ovviamente, non è stato eseguito dal vivo: era solo una registrazione-audio”.
Certo, che urlare allo scandalo per i Marlene Kuntz a Sanremo denota solo come molti non conoscano ancora bene la storia della vostra band… Voglio dire: fin dagli inizi, Catartica o giù di lì, non mi siete mai sembrati quelli che volessero fare i duri e puri tutta la vita come i Fugazi…
Cristiano Godano. "Diciamo che a livello di comunicazione, tra noi e il nostro pubblico, ci sono stati un po’ di equivoci nel corso dell’ultima decade. Ma io credo che la presenza dei Marlene Kuntz a Sanremo sia, innanzitutto, un problema culturale italiano…”.
Cosa intendi? Spiegati meglio…
Cristiano Godano. "Beh, non è un problema dei Marlene se in questo Paese non esistono spazi ad hoc per la musica in televisione. Cioè, prendi programmi di successo e di ottima fattura come il David Letterman Show in America o il Later… with Jools Holland in Inghilterra: roba che qui in Italia ce la sogniamo! E poi la vuoi sapere una cosa bizzarra? Negli Stati Uniti, se vai ospite da Letterman, ti invitano il giorno prima così puoi provare con tutta calma…”.
Da noi, invece…
Cristiano Godano. "L’unica volta che ci è capitato, siamo arrivati in studio e avevamo mezz’ora in tutto per fare il soundcheck completo e le prove di ripresa con la regia. È logico poi che il risultato finale sia un po’ deprimente… A Sanremo, però, tutto questo non accade: c’è un organizzazione seria dietro e intenta, in primis, a realizzare un grande show televisivo. E noi, semplicemente come tutti i gruppi di questo mondo, stiamo solo andando in televisione a promuovere la nostra musica”.
Effetti di popolarità “differente dal solito” la state già avvertendo?
Cristiano Godano. "Beh, dopo otto dischi in studio e centinaia di concerti praticamente ovunque, adesso la grande stampa nazionale comincia ad occuparsi di noi. Che poi anche questa è una roba assurda, se ci pensi bene… In Inghilterra un giornale come l’Indipendent dà paginoni interi a P.J. Harvey anche quando escono i suoi album più ostici e difficili. Noi, invece, finiamo sui grossi media solo perché c’è Sanremo di mezzo… (sospira, N.d.R.)”. Luca Bergia. "Però ci sono anche le situazioni più divertenti. Tipo il vicino di casa che ti guarda in maniera diversa, il benzinaio che ti chiede l’autografo, la signora che ti riconosce per strada, ecc. Sembra che Sanremo ci abbia tramutati di botto in quello che siamo sempre stati: ovvero dei musicisti professionisti!”.
Non vi viene mai il magone che, a parte l’anno magico dei Subsonica (2000, pezzo in gara: Tutti i miei sbagli), non ci sia mai stato un gruppo “alternativo” che abbia davvero approfittato della wild-card sanremese? Ai Bluvertigo non andò di lusso e così nemmeno a Negrita, La Crus e Afterhours…
Luca Bergia. "Noi innanzitutto andiamo là con un pezzo molto ‘nostro’, in cui crediamo parecchio. Siamo sempre stati un gruppo curioso e magari va a finire che in Riviera ci divertiremo pure! (ride, N.d.R.)”. Cristiano Godano. "Se sospetti che Sanremo sia l’inizio della fine per i Marlene, beh, ti tranquillizzo subito! (sghignazza, N.d.R.). Non abbiamo scazzi tra di noi, siamo molto solidi come band e, alla fin fine, non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno. Su una cosa, però, devo darti ragione: quello è un palco difficile, difficilissimo per la platea che ti sta osservando… Ma ci sono anche i suoi vantaggi, a partire dal suonare assieme a un’orchestra in grado di levarti davvero il fiato”.
Parliamo del disco nuovo: Canzoni per un Figlio (vale a dire un album composto da 2 inediti e 12 remake tratti dal vostro canzoniere storico) era previsto nei vostri piani oppure…?
Cristiano Godano. "In realtà l’estate scorsa stavamo lavorando a qualcosa come sedici pezzi nuovi in vista del nuovo album dei Marlene, il seguito di Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini, insomma. Solo che poi è saltata fuori Canzone per un figlio, l’abbiamo proposta al comitato sanremese e ci siamo ritrovati improvvisamente in un vortice! A quel punto le scelte erano due: o scrivere in fretta e furia un nuovo album d’inediti oppure tirare fuori questo progetto. Avessimo avuto tre mesi in più, avremmo spinto per la prima ipotesi. Ma così…”. Luca Bergia. "Canzoni per un Figlio, comunque, non è il solito greatest-hits o best of della situazione: è tutto risuonato con nuovi arrangiamenti e, quindi, il fan storico dei Marlene avrà di che incuriosirsi…”. Cristiano Godano. "Oppure ci accuserà di blasfemia per aver toccato alcune canzoni sacre del nostro repertorio! (ridacchia, N.d.R.)”.
Vi faccio una provocazione: senza nulla togliere alla “poetessa” Patti Smith – che sarà con voi a Sanremo, il prossimo 16 febbraio, per presentare una cover in inglese di Impressioni di Settembre della PFM intitolata The World Became The World - con i Marlene non sarebbero andati più a braccetto personaggi di culto come Lee Ranaldo (Sonic Youth) o Warren Ellis (Nick Cave and The Bad Seeds)? So che li stimate molto…
Insieme. “Forse sì, ma non avrebbero bucato lo schermo come la Smith… Siamo onesti: a parte la bravura strumentale, cos’altro aggiungerebbe uno come Warren Ellis alla dimensione dei Marlene che i nostri fan non conoscono già? Non dimentichiamoci mai che Sanremo è un evento mediatico e, volente o nolente, Patti Smith è più conosciuta di Ellis da questo punto vista… Sono entrambi due artisti straordinari, ma Patti era quella più consona in una circostanza del genere. E per noi sarà un onore enorme duettare con lei, l’autrice di Horses e altri capolavori del rock”.
Apprezzo la vostra onestà e a questo punto non mi resta che chiedervi se avete già pensato al tour del post-Sanremo…
Riccardo Tesio. "Ancora no. Potrebbe scattare a metà aprile, in piena primavera, e non sappiamo ancora se sarà uno spettacolo elettrico oppure qualcosa di più teatrale come facemmo già ai tempi di S-Low. Per ora, come puoi ben immaginare, i nostri pensieri sono convogliati esclusivamente sul Festival”.
Vi faccio due ipotesi prima di salutarvi: una brutta e l’altra trionfale. Partiamo dalla prima e mettiamo che vi eliminino dalla bagarre dell’Ariston già la prima sera…
Cristiano Godano. "Sarebbe tristissimo! Non per la gara di per sé, ma perché ci terremmo a suonare il pezzo almeno 3-4 volte nel corso di quella settima. E comunque, se arrivassimo alla serata di venerdì, faremmo pure un duetto con Samuel dei Subsonica”.
E se i Marlene, ehm, vincessero Sanremo?
Cristiano Godano. "A quel punto la prima cosa che faremmo, ancor prima di prendere la coppa, sarà quella di salutare i nostri genitori! Ti immagini la loro soddisfazione da casa?”.
E giù un bel sorriso di stampo godaniano. Bene, ormai ci siamo: l’avventura dei Marlene Kuntz comincerà martedì 14 febbraio – giorno di San Valentino - quando il buon Gianni Morandi li introdurrà sul palco dell’Ariston e loro battezzeranno il delicato giro d’accordi di Canzone per un Figlio. Se vi va, state pronti al momento del televoto. Perché, come direbbe il Molleggiato, i Marlene “sono forti! E rock”.


