Rolling Stone

Il blog del Direttore
La copertina del mese
Tutto il rock lo vivi solo su ROLLING STONE

RollingStone è in edicola

Abbonati.  Rolling Stone
Dal rock on the stage

Rock and Roll Radio: Death SS

Biografia dell'orgiastico e diabolico Steve Sylvester, il Rocky Horror de noantri

Share

28 gennaio 2012




La cover del libro Il Negromante del Rock

Di Michele Bisceglia

C'è gente che li chiama gli Innominabili e, cercandoli su Google, tra i suggerimenti, la terza voce che compare è il nome della band associato alla parola "sfiga". Allora... Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio: i Death SS sono stati uno dei pochi grandi gruppi rock italiani, tanto per la musica, quanto per l'immagine e quel qualcosa che ogni grande gruppo rock deve portarsi dietro, cioè le leggende, l'alone di mistero, la costruzione del mito.

La doppia esse non ha niente a che fare con la Schutzstaffel nazista: sono le iniziali del cantante, fondatore, leader del gruppo, Steve Sylvester. Death SS significa "In morte di Steve Sylvester", che poi è un signore registrato all'anagrafe di Pesaro come Stefano Silvestri (ci vuol poco per portarsi a casa un bel nome d'arte), ora protagonista di una godibilissima autobiografia scritta con Gianni Della Cioppa: Il Negromante del Rock (220 pp, 15€, Crac Edizioni).

In queste pagine ci sono messe nere, riti magici, orge, droghe e una discreta dose di rock and roll. I Death SS sono stati forse i primi - intorno al 1977 - a sviluppare il concetto di "horror rock", quel genere (che poi, appunto, genere non è) che va dai Venom a Marilyn Manson, passando per forza di cose dal black metal del nord Europa: musica estrema, make up clownistico e teatralità in quantità industriale. Ma i Death SS, nipoti dei Black Widow, ci sono o ci fanno?

Vediamo un po'. Prima di tutto, è un piacere scoprire che, in origine, tra le maggiori influenze musicali di Steve Sylvester ci fossero gli Sweet, e che una delle prime canzoni suonate in sala prove sia stata Sonic Reducer dei Dead Boys. Poi, è fondamentale affiancare all'ascolto di dischi glam e punk rock, la visione di film horror, b-movie nazierotici, e la lettura di fumetti tipo Zora la Vampira. Tutto nella cameretta di un ragazzo non proprio qualsiasi della provincia italiana degli anni Settanta.

Stefano Silvestri - diplomato ragioniere - non era proprio un ragazzo qualsiasi perché, se in cameretta aveva l'ambaradan sopra citato, in soffitta aveva i libri e gli scritti del bisnonno materno, vicino al mondo dell'occultismo. Et voilà, gli ingredienti che compongono la pozione magica Death SS. Questo libro racconta proprio la nascita del gruppo, la prima fase del viaggio, quando al fianco di Steve c'era il chitarrista Paul Chain, nato anche lui a Pesaro, vero nome... Paolo Catena.

Il Negromante del Rock è ovviamente la versione di Steve, che dà comunque spazio agli ex compagni di band, Paul Chain compreso. Dunque, altro che i piccioni di Ozzy: gli aneddoti sanguinolenti e paranormali si sprecano e, tra sedute spiritiche e ammucchiate sataniche, si capisce anche perché, nel corso degli anni, si sia diffusa la storia della sfiga (a proposito di malocchio, si parla di fatture che tornano al mittente facendogli perdere proprio un occhio).

A raccontare il fascino e la forza di Steve Sylvester ci sono anche Marco dei Manetti Bros, che oltre a ricordare le voci nemmeno troppo assurde che giravano tra i metallari ai tempi - "dormono nei cimiteri" - spiega il suo rapporto professionale con Sylvester (presente in un episodio dell'ispettore Coliandro, titolo della puntata: 666), e Carlo Lucarelli che - da "vecchio dark" - riporta l'universo dei Death SS alla legge di Crowley "do what thou wilt" e sottolinea il senso dell'umorismo di Steve.

Chi non sa prendere in giro la morte non sa ridere alla vita, forse è questa la chiave di lettura della storia dei Death SS. Ma Stefano Silvestri, pur scherzando parecchio, ha fatto - e continua a fare - tutto tremendamente sul serio, altrimenti non sarebbe diventato l'unico vero culto dell'heavy metal nostrano. Leggete questo libro perché anche noi, davvero, abbiamo i nostri bei vampiri da romanzo rock and roll. Però, c'è da dire una cosa: la copertina de Il Negromante del Rock fa proprio ridere.

Death SS, Where Have You Gone?


Accedi per aggiungere un commento. Accedi