RollingStone
26 gennaio 2012
di Luca Garrò
L’orribile intro western di “Il Mio Corpo Che Cambia” ossessiona ancora le vostre notti? Da oggi potrete dormire sonni tranquilli: “Grande Nazione” sta al pop come la ridicola querelle Vasco/Ligabue sta al rock. Con un ritorno discografico votato completamente alle sonorità alla “Terremoto”, il ritrovato due fiorentino è riuscito a confermare quello che i palchi avevano abbondantemente messo in luce durante il reunion tour. I Litfiba sono incazzati come una volta, prima di tutto forse proprio con se stessi per gli album pop registrati durante gli anni novanta che, se da un lato li fecero arrivare a un passo dagli stadi, disintegrarono la credibilità di una band tra le più influenti di sempre del nostro paese. “Grande Nazione”, nonostante un filo di demagogia, è un pugno in faccia che non ci aspettavamo: oltre ad essere probabilmente l’album più potente della band dal punto di vista sonoro, presenta testi intelligenti, ironici, ma soprattutto molto incazzati. La title track dipinge un quadro perfetto e, aimè, senza del nostro Paese, così come “Tutti Buoni”, mentre “Brado” e “Anarcoide” ci portano indietro di una vita e rappresentano forse le liriche migliori dell’ultimo Pelù. L’unica concessione a sonorità più semplici sembra essere “Luna Dark”, che al di là del gioco di parole, sembra non decollare mai. Discorso diverso per “La Mia Valigia”, che chiude l’album con dolcezza, ma che ha tutto per diventare un classico della band. Se quella che avete tra le mani è invece la versione deluxe del disco, le sorprese non sono ancora finite: “Dimmi Dei Nazi”, scritta per la colonna sonora del film ‘Pivano Blues - Sulla strada di Nanda’ realizzato da Teresa Marchesi, è un omaggio sentito ad una delle figure più importanti della letteratura mondiale e una dei momenti più poetici della discografia dei Litfiba.

