Rolling Stone

Il blog del Direttore
La copertina del mese
Tutto il rock lo vivi solo su ROLLING STONE

RollingStone è in edicola

Abbonati.  Rolling Stone
Dal rock on the stage

Jay-Z & Kanye West

Watch the Throne

Universal
RollingStone

Share

19 settembre 2011

Di Emiliano Colasanti

Si potrebbe affrontare la recensione di questo disco – il molto anticipato, pluri-rimandato, parecchio chiacchierato album di Jay-Z e Kanye West novelli Red e Toby, nemiciamici del rap da classifica – partendo da una serie di considerazioni possibili anche ad audio spento.

Watch the Throne è l'invasione della Polonia in chiave hip hop. Un altro tassello nel piano per la conquista del mondo ordito da Kanye West che, dopo aver definitivamente sfondato anche con il pubblico bianco, decide di far saltare il banco con un album pensato e studiato per cambiare la storia del rap e lasciare un segno sulla cultura pop di questo decennio.

E l'ostentata voglia di grandezza, il voler essere smaccatamente eccessivo, ridondante, sono a conti fatti i principali pregi e i più notevoli difetti di Watch the Throne. Partendo dalle considerazioni negative, cercando di evitare cliché letterari del genere, “Ecco che la montagna partorì un topolino”, non si può non notare come questo disco sia concepito per raggiungere uno scopo: e come quello scopo, il tentativo di non avere limiti, sia al tempo stesso il suo limite più grande.

Tentare di parlare a tutti per non parlare davvero a nessuno: un lussuosissimo specchio capace solo di riflettere l'incredibile narcisismo dei due principali attori in cartellone. Al punto che in Otis –il primo singolo ufficiale, interamente costruito su un campione di Try a Little Tenderness– la voce di Otis Redding viene trattata alla stregua di un beat, finendo per risultare talmente oltre da fare tutto il giro e toccare corde sublimi.

Chi, difatti, avrebbe mai avuto il coraggio di fare una cosa del genere? Chi avrebbe mai potuto anche solo pensare di fare una cosa del genere senza prendersi delle pernacchie? Solo questi due, è chiaro. Jay e Kanye. Gli stessi due che possono permettersi di arruolare la superstar delle superstar (Beyoncé) e farla sembrare una comprimaria anche in un ruolo di primo piano, gli unici a poter piazzare in un'operazione commerciale – perché anche di questo si tratta, certo – brani che farebbero impallidire anche il più coraggioso dei produttori underground, costruendo potenziali hit su due-suoni-due, oppure riempiendo le basi nel modo più tronfio e tamarro possibile, sebbene mai gratuito e facilone.

Non è un caso, infatti, che tra i credits di Watch the Throne siano nascosti, tra i mille contributi, pure quelli di Neptunes, Q Tip, RZA del Wu-Tang Clan: per cambiare la storia del rap, e di riflesso, ormai, quella del pop, c'è bisogno DELLA storia del rap. Un parterre di all-star tutto nelle mani di Kanye West che ormai fa e disfa, quando vuole, tutto quello che vuole.

Se John Lennon voleva essere più famoso di Gesù, Kanye vuole diventare Gesù: fare i miracoli, moltiplicare il bling bling, dare a Jay-Z l'illusione di essere Dio, cannibalizzare James Blake. Ci sta riuscendo. E ora che il trono (finalmente) c'è, tocca senza dubbio inchinarsi.


Accedi per aggiungere un commento. Accedi