13 gennaio 2012
di Stefano Cuzzocrea
E se avessero ragione gli anziani? Se davvero si stava meglio quando si stava peggio? Above The Tree ha sempre manifestato una certa affezione per alcune questioni legate alla classicità. Il suo baricentro è il blues. Gioca con le dodici misure. Ma è giusto il principio di una visione più complessa. L’asse portante è una chitarra sgangherata, questo è vero, però il filtrarla in distorsioni e potenziometri ha poco ha a che fare con gli standard. Oltretutto, servendosi di una loop-station, non ha rifiutato in toto la tecnologia. Guarda caso, per assurdo, proprio questa strumentazione gli ha concesso di accostarsi alla forma più afro del fare musica: l’afterbeat. Adesso, però, ha incontrato Matteo Sideri e la faccenda è diventata un tantino differente. Il compagno di merenda non suona solo le percussioni: è un devoto all’elettronica. Per il risultato, va da se, che la variabile va cercata al capitolo sulle quantizzazioni. In parole povere, mentre prima di questo album si trattava di oscillazioni tra Barret ed Ariel Pink legate all’idea di performance irripetibile, o quasi, ora lo studio di registrazione rende tutto più seriale. Nessuna hit radiofonica, questo, per fortuna, ancora no, solo mantra in bilico tra Etiopia e Berlino. Eppure si avverte un minimo di distanza da quelle canzoni fatte di rumori e vocii, echi e accordi. Ecco cosa manca: le canzoni. Per il resto c’è ancora tutto. L’idea di viaggio, tra Occidente e Africa, c’e ancora. Il vagabondare errante e lisergico nei meandri di un io ispirato dalla libido pure. Il fatto è che non fanno più i telefonini senza touch screen e quelli che hanno ancora la tastiera non si capisce se siano laptop, macchine fotografiche o droghe tecnologiche dalle quali, una volta affetti, è difficile liberarsi. Però Wild non è affatto male. Se solo il suo titolo fosse traducibile con più imbrigliato e non con selvaggio. Se solo la gente chiamasse le cose col loro nome. Se solo si potesse ancora fare una telefonata con un gettone da duecento lire. E invece le cabine telefoniche sono diventate talmente rare che, paradossalmente, chi ne vede una le scatta una foto ricordo con l’I-phone, inserendo quell’effetto lo-fi che fa molto vintage. Però, in fondo, è sempre meglio essere nostalgici che conservatori, su questo non c’è alcun dubbio.


