Testo
Alessandro Cavallini
55.000 fan, tra i quali una Kate Moss in calzoncini (Londra, in questi giorni, è colpita da un'ondata di caldo e gli inglesi, ovviamente, non parlano d'altro), hanno accolto giovedì scorso lo
spirituale ritorno a casa dei
Blur.
Kate, ovviamente, col suo nuovo fidanzato Jamie Hince, si è guardata il concerto dal lato del palco. Con lei, anche il mega produttore Mark Ronson e il regista Terry Gilliam.
Noi, tra i 55.000 accalcati sotto, siamo stati sorpresi da un inizio davvero british: alle 20:15, sulle note dell'intro di
Parklife, i quattro Blur al completo salgono sul palco, e iniziano col loro singolo di debutto,
She's So High.
Fresco dal concerto che ha chiuso Glastonbury domenica scorsa - e che ha segnato la
rentrée vera e propria del gruppo, dopo nove anni di assenza dai palchi nella formazione originaria, al completo con
Damon Albarn, il chitarrista
Graham Coxon, il bassista
Alex James e il batterista
Dave Rowntree - è Damon stesso a definire come
spirituale il comeback di giovedì. E aggiunge: "Quando abbiamo pensato la prima volta che fare dei nuovi concerti sarebbe stata una buona idea, la prima cosa che abbiamo fatto è stata prenotare questo posto".
I ritrovati Blur hanno suonato per due ore: dopo l'attacco, una trascinante
Girl & Boys,
Country House highlight della prima parte di concerto, due bis (e
Song 2 nel primo).
È un'impressionante carrellata di hits quella che sciorinano i quattro ex ragazzi (e dire che ne rimangono fuori di giganti, tipo
Charmless Man). È la prima cosa che colpisce assitendo al concerto. Questo e il fatto di star di fronte alla quintessenza di un popolo incarnato in quattro facce e molta musica. Più di quanto possano mai fare un Jarvis Cocker o un Morrissey. Considerando - soprattutto - la commistione tra alto e nazionalpopolare di Albarn e soci.
Tracy Jacks potrebbe essere loro quanto di Paul Weller (e stasera ne esaltano il "lato Jam"), mostrano agli Oasis come l'unico modo di rifare davvero i Beatles aggiornati ai nostri tempi sia solo
Beetlebum - senza storie - e producono più d'una pelle d'oca con una
Tender a più riprese (solo loro quattro / loro e coro gospel / Damon e pubblico di Hyde Park): un inno.
Mentre Damon urla in un megafono durante
Oily Water, poi, Graham ha uno dei suoi momenti peculiari lanciandosi in una salva di feedback che avrebbero sicuramente fatto piacere a Kevin Shields.
Sulle note del singolone
Parklife fa addirittura la sua entrata in scena Phil Daniels, il protagonista del cult
Quadrophenia, che già recitava le strofe nella versione di studio del 1994 (e la quale era già
The Streets-inglesitudo prima della
formula-Mike Skinner).
Rivela infatti Damon che fu proprio
Hyde Park a ispirare la canzone: "Ho avuto l'idea per questo pezzo in questo parco. Ci venivo spesso, guardando la gente, i piccioni e tutto il resto".
Chiusura tutti insieme con
The Universal.
E tutti applaudono.
Mano nella mano.
Tutta la gente.
Così tanta gente.
Per i completisti, ecco la scaletta:
She's So High
Girls & Boys
Tracy Jacks
There's No Other Way
Jubilee
Badhead
Beetlebum
Out Of Time
Trimm Trabb
Coffee & TV
Tender
Country House
Oily Water
Chemical World
Sunday Sunday
Parklife
End Of A Century
To The End
This Is A Low
[bis]
Popscene
Advert
Song 2
Death Of A Party
[bis]
For Tomorrow
The Universal
E
guardate la fotogallery
della nostra nuova blogger
chiarameattelli della data dei Blur a Glastonbury.
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