La mia teoria è che tutti quei coriandoli, palloncini, giraffe, giocolieri e donne incinte urlanti sul palco, servano soprattutto a distrarre il pubblico dal fatto che il buon vecchio - e fichissimo - Coyne non abbia, in realtà, un filo di voce.
Ci regalano subito una birra quindi saliamo in piedi sopra le panche della chiesa. Poi entra Jack White con i suoi Dead Weather: un'esplosione di rock selvaggio che rimbombava così forte da far venire giù tutto da un momento all’altro.
La voce di Michael O’Connell si fonde alla perfezione con i ritmi di chitarra sincopati: crea dinamiche imprevedibili e melodie ipnotiche. E’ un folk pieno di inflessioni soul, leggero e orecchiabile.
Poi arriva un ragazzo, Pete Townshend, dallo sguardo inquietante ma pacato, che sul palco impazzisce e spacca in diretta televisiva una Rickenbacker. Da allora, niente sarebbe più stato lo stesso.
A lui gli si può dire di tutto - soprattutto di non mettere quelle t-shirt striminsite, strizza-mammelle e capezzoli - ma non che la qualità della sua musica sia scaduta negli anni.

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