"Culture Reject" nel cervello-stereo
Scritto 22 Ottobre da chiarameattelli
Erano le 4 del mattino in quel di Reykjavik. Trangugiavo l’ennesimo coca e rum in uno dei mille locali dell’Airwaves, tra i migliori festival al mondo per scoprire band emergenti. Poi qualcuno mi allunga un cd. Era diverso dagli altri racimolati nei giorni precedenti: la copertina mi intrigava alquanto. Memore delle parole di Oscar Wilde “è solo la gente superficiale che non giudica un cd dalla copertina”, appena tornata - tumefatta - a casa, l’ho suonato. Non ho ancora smesso di ascoltarlo.
Dopo essermi fatta un giro sul loro myspace scopro che avrebbero suonato due date a Londra: avendo perso la gig in Islanda, mi fiondo subito. Scopro pure che presto passeranno in Italia:
29 ottobre al Lego di Cesena, 30 ottobre Salumeria del Rock a Reggio Emilia, 31 ottobre a Montegrappa, Firenze. Si chiamano “Culture Reject” vengono da Toronto e hanno un suono diverso da tutti gli altri. La voce di Michael O’Connell si fonde alla perfezione con i ritmi di chitarra sincopati: crea dinamiche imprevedibili e melodie ipnotiche. E’ un folk pieno di inflessioni soul, leggero e orecchiabile. O’Connell sta portando avanti questo tour europeo da solo: manca la tromba, il sax, la batteria, il basso, i cori… manca tutto direte voi! Non proprio. Si è portato dietro un
loop pedal e alcuni strumenti di percussione shatzu (non sparei come altro definirli) per interpretare dal vivo l’album con una luce totalmente nuova. Se volete una serata rilassata e soprattutto vi trovate nelle vicinanze, fateci una capatina. Poi però raccattatevi il cd: dopo qualche ascolto dovrebbe partire in loop da solo – senza pedaliera – nella vostra testa.
Michael O'Connell, photo©chiarameattelli2009
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