Hot Chip live @Rough Trade shop
Scritto 04 Febbraio da chiarameattelli
Finché non li vedi on stage, non ci credi: come fanno quelle cinque facce da secchioni-brambilli ad essere una delle band electro pop più irresistibili del momento? Ma si sa, le scarpe sono lo specchio dell’anima e quelle che indossa
Alexis Taylor stasera sono arancioni lucide scintillanti. Siamo alla
Rough Trade in Brick Lane: il negozio di dischi più fornito del pianeta terra. Lì troverete anche il cd che i vostri amici dell’Oklahoma registrarono nel bagno insonorizzato dello zio in una notte d’inverno e che poi si dimenticarono perché troppo ubriachi.
I londinesi Hot Chip presentano il nuovo One Life Stand, in uscita lunedì prossimo, con un breve showcase. Impossibile non ricordare l’ultima volta che li ho visti dal vivo: era il Bestival di due anni fa, nell’isola di Wight, fu una vera bolgia e loro fecero ballare una folla sterminata di persone. Stasera la missione sarebbe stata molto più difficile, un po’ perché non si esibivano dal vivo da tempo, un po’ perché nessuno del pubblico conosce il nuovo materiale. “
Hey fateci un bel saluto, è da un anno che non saliamo su un palco!” dice
Al Doyle, chitarra e pentolone. E si vede che devono ancora riprendere la mano e trovare un modo con cui rivestire i nuovi brani dal vivo: a loro non piace riproporli come su disco.
Il titletrack
One Life Stand lo conoscevamo già: è un singolone impeccabile con dentro una sfilza di suoni. Alcuni ricordano
space invaders ma quello spunto di tastiera nel finale mi fa impazzire. Ed è proprio questo che fanno gli Hot Chip: dentro le melodie più pop e semplici, infilano qui e là idee notevoli, c'è un bel soul nascosto in quella prateria di suoni elettronici.
Thieves in the Night è una perfetta suite variegata al sintetizzatore, mentre
Take it In è subito orecchiabile e scandita da uno strumento a percussione noto con il termine tecnico di pentolone-rovesciato.
I Feel Better è più convincente dal vivo che su disco, dove l’effetto tastiera alla
La Isla Bonita potrebbe diventare troppo stucchevole da digerire.
Poi c’è la voce di Taylor, per nulla potente ma subito riconoscibile: è intrigante forse per quel suo modo di tagliare il pentagramma sempre in verticale. In
Alley Cats è
Joe Goddard a cantare, insieme a Taylor fondatore della band, ma le frequenze della sua voce si perdono sul piccolo palco della Rough Trade.
Ready for the Floor, dal penultimo
Made in the Dark, è un ritmo dance trascinante, fa muovere con decisione anche i culi più pesanti. Poi mi accorgo che dalla scaletta hanno cancellato a penna la nuova
We Have Love ma se penso al refrain cantato da una voce simil Alvin superstar, non li biasimo per essersi tirati indietro. Per il bis scatta
Over and Over, forse la migliore canzone pop di tutto lo scorso decennio; se non la conoscete ancora, invito a guardare il fantastico video: http://www.youtube.com/watch?v=1mdgLn5BFRQ. Per chi ha voglia di ballare spregiudicato pop senza spegnere il cervello.
Photo©chiarameattelli
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