Tornano i Port O'Brien e stavolta senza merluzzi!
Scritto 02 Dicembre da chiarameattelli
Come definire la musica dei Port O’Brien? A chi sono simili? Non saprei e questo non può che essere un buon segno. So solo che il loro debutto del 2007,
All We Could Do Was Sing, mi era piaciuto un casino. E non perché sia stato un capolavoro ma perché di questi tempi trovare un cd con 11 belle canzoni che non ti stancano nemmeno a distanza di due anni , è cosa rara. Ad ispirarlo era stata l’Alaska, che non è il loro paese d’origine ma il posto dove i due autori,
Cambria Goodwin e
Van Pierszalowski, passavano diversi mesi all’anno a pescare. Tra le onde di una tempesta e i pensieri intrisi d'oceano nelle fredde nottate, davano vita a piccole gemme come
Fisherman’s Son e
Stuck on the Boat. Ora che si sono stancati dei soliti salmoni e merluzzi, se ne stanno nella loro California, oppure in tour con artisti come
Bright Eyes e
Modest Mouse.
Me li sono appena beccati headliners qui a Londra, mentre vedo che arriveranno alla Casa 139 di Milano l’8 dicembre.
Il nuovo
Threadbare ha un suono diverso dal precedente album, ma è allo stesso modo onesto e gustoso. Forse ha la pecca di essere "over-prodotto", credo abbiano hanno riempito di eccessivi effetti l’intrigante voce di Cambria: per me più da scoprire che coprire. Ma sono 13 canzoni ricche di melodie ipnotiche che lo rendono un cd perfetto per un ascolto invernale, quando dalla finestra scorgi le volpi nel giardino del vicino che lascia i panni stesi sotto la pioggia per 2 settimane. Dal vivo la voce di Pierszalowski perde colpi ma ammetto che è proprio quello che mi piace: non canta col diaframma ma con le budella dell’anima. Suoni folk-rock, sia acustici che elettrici e uno stile non ancora definito verso un'unica direzione. Non è una di quelle band che si atteggia - credete, qui a Londra se ne vedono tante - piuttosto chiacchierano col pubblico facendoti sentire come fossi nel salotto di casa. O meglio ancora: sul sedile del Westfalia mentre loro guidano lungo la
Highway 1, direzione
Big Sur.
L’altra sera a La Scala – non quella di Barenboim ma di King’s Cross – hanno pure invitato il pubblico sul palco per cantare il loro pezzo più famoso,
I woke up Today: un riff urlato irresistibile. Appunto, non ho resistito, ero davanti per far foto (nessuno mi ha cacciata dopo le solite 3 canzoni) e sono saltata su in un nanosecondo. Il chitarrista barbuto, aka Graham mi ha girato addosso il microfono e ho cantato con tutto il fiato che avevo in gola. Tipo una bambina nella stanza dei giochi, mi sono divertita come una povera imbecille. E poi ho sempre sostenuto che portare una micro armonica come collana potrebbe risultare utile…
Eccomi completamente calata nella parte di rockstar... pellegrina ma rockstar

Anche gli altri si davano da fare...

Assolo finale di mini-armonica che ci sta sempre bene...
Tutte le immagini sono ©chiarameattelli & ©DomLee (www.chi-dom.com)
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