Whatever Happened to my Rock'n'roll?! Black Rebel Motorcycle Club @Electric Ballroom
Scritto 29 Aprile da chiarameattelli
Whatever Happened to My Rock’n’Roll? Ho un muro di casse a volumi mostruosi conficcate nelle orecchie, una folla di gente impazzita tutt’intorno e davanti due dudes di San Francisco con giacche di pelle, chitarre e un repertorio di pose cool … Sembra ovvio che il rock - almeno stasera - sia in ottima forma. Eppure il nuovo dei
BRMC,
Beat the Devil’s Tattoo, pieno zeppo di graffianti chitarre, mi ha lasciato in bocca un retrogusto nostalgico. Cos’è successo a quel sano e fottuto rock’n’roll? Non saprei, si è fatto crescere la barba? Ha barattato la Gibson SG con un banjo? Sono la sola che trova anacronistico un concerto rock del genere? Eppure è stato liberatorio, come un urlo cacciato dal profondo della gola, rimasto lì per giorni, inespresso.
Sta di fatto che i
Black Rebel Motorcycle Club sono tornati e la scaletta di stasera si focalizza proprio sul nuovo album. Oddio, dire ‘tornati’ non è esatto visto che all’appello manca
Nick Jago. E no,
Leah Shapiro dietro la batteria non è proprio la stessa cosa: è precisa, non sbaglia un colpo ma ha il carisma di un metronomo da scrivania. Ci manca quell’aria scazzata di Jago mentre batte potente sui timpani, della batteria e i nostri; dopotutto il suono dei BRMC era fatto anche di sudicio testosterone. Al contrario di Jago, la Shapiro è un sostituto che non dà problemi, non è fuori di capoccia né intende finire ogni serata a scazzottate. Detto questo, non fraintendiamo:
Robert Levon Been e
Peter Hayes ci danno ancora giù pesante ed è impossibile non respirare adrenalina pura ai loro concerti (e se non mi fossi dimenticata i fottutissimi tappi per le orecchie, non avrei avuto il cervello in feedback fino al giorno dopo ma questo è un altro discorso).
Lo show inizia con il groove di
Beat the Devil’s Tattoo, la titletrack ma è quando attaccano con
Red Eyes and Tears che la folla esplode.
Il bello è che gran parte degli spettatori sono adulti: ecco cos’è successo ai noi rockettari – cazzo - ci siamo invecchiati senza nemmeno accorgercene! Il giro di basso di
Spread you Love like Fever entra saltellante in testa come uno gnomo armato di martello pneumatico;
Berlin ha un beat irresistibile e la chitarra di Hayes fa casino per altre venti. Poi ancora a raffica:
Bad Blood, 666 Conducer, Conscience Killer ed
American X con Peter che prende il basso e lascia la chitarra al compagno per un assolo epocale. Poi Robert viene colto dai suoi cinque minuti di unplugged, sta solo sul palco con una chitarra (si era già scaldato prima suonando per la gente in fila davanti al locale che tardava ad aprire). Ma a quel punto ero troppo sorda per apprezzare una ballata acustica: vedevo che apriva la bocca come fosse un film koreano doppiato male.
Con
Shuffle Your Feet e lo splendido blues rock di
Ain’t No Easy Way, mi chiedo cosa sarebbe successo se avessero continuato per le vie folkettare di
Howl , il terzo e fichissimo album da molti considerato un suicidio commerciale. Mi auguro che presto torneranno a quelle sonorità, anche perché diciamolo, quel che dovevano dire con il rock nudo e crudo, l’hanno già ampliamente urlato. E il modo in cui ci salutano stasera - una versione acustica di
Open Invitation - fa sperare bene…
Tutte le immagini sono ©chiara meattelli_2010
Tutte le immagini sono ©chiara meattelli_2010
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