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Dal rock on the stage

La Cancellieri: italiani attaccati al posto fisso e alla mamma

Continua la campagna del governo per spiegare le cause della crisi: i giovani sono troppo mammoni...

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6 febbraio 2012

Il Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, Foto Internet

Sta a vedere che la colpa è tutta nostra, anzi dei giovani. Il lavoro non si trova non perché non ce n’è, le aziende chiudono e licenziano alla faccia dell’art. 18, ma perché “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.

Parole del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, intervistata oggi da Tgcom24. Insomma, se proprio non lo si voleva capire, dopo l’uscita del premier che aveva definito “monotono” il posto fisso e quella di Michel Martone che dà degli “sfigati” a coloro che si laureano tardi, arriva anche l’autorevole opinione del Viminale. A furia di battere il chiodo, sta a vedere che ha ragione proprio il Governo: in Italia non c’è lavoro perché siamo deformati dall’idea malsana di un posto fisso (uffa che noia!), perché siamo tendenzialmente fancazzisti e, illuminazione odierna, perché siamo mammoni impenitenti, desiderosi di rimanere attaccati alla sottana (o al pantalone, o allo scialle, fate voi) della genitrice.

La Cancellieri parla di un mondo moderno che ha “grandi esperienze di mobilità”, di un mondo (lo stesso, immaginiamo), "che sta cambiando, come avviene nei paesi emergenti” e di un’Italia, ahinoi, ancora superficiale e stantia che deve decidersi “a fare un salto”. Il ministro, evidentemente, dimentica le centinaia di giovani italiani che se ne sono andati all’estero per poter lavorare, dal cameriere al ricercatore universitario.

Rincara la dose Elsa Fornero, Ministro del Lavoro, alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico all'università di Torino: “Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare. Questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni”.

Il dubbio, a questo punto ci assale: ma ci sono o ci fanno? Crisi, aziende che chiudono, imprenditori, soprattutto al Nordest, che si suicidano per crediti (una volta ci si ammazzava per debiti, oggi ci si toglie la vita perché, enti pubblici in primis, non pagano chi ha fornito una prestazione), lavoro precario strutturale, liberalizzazioni selvagge, lavoratori a tempo, a prestito, a cottimo, irregolari persino all’Inps, istituto che dovrebbe garantire le pensioni di tutti (ricordate la bella inchiesta di Report?), grandi evasori… no no, tutto questo non conta.

La colpa della mancanza di lavoro, del cul de sac in cui ci siamo cacciati è dei bamboccioni e dell’art. 18. Quest’ultimo, un falso problema, visto che le aziende da sempre possono licenziare liberamente (e la casistica lo dimostra) se stanno in crisi. Fare demagogia e snocciolare sentenze è una pratica che appartiene a tutti gli ultimi governi, nessuno escluso. Speravamo nei tecnici... Speravamo... Ha forse ragione Susanna Camusso, leader della Cgil quando dice che “Questo è un governo che spesso pensa di non dover rendere conto a nessuno e quindi immagina di poter procedere anche da solo”? L’autorevolezza dei tecnici. O meglio, l'autorità...


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