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C’era una volta in Anatolia

Nuri Bilge Ceylan

28 giugno 2012

[caption id="" align="alignnone" width="640"] Un'immagine da C'era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan (foto courtesy ufficio stampa)[/caption] di Francesco Alò
Volete vedere un Malick più misterioso e un Tarkovskij meno opprimente? C'era una volta in Anatolia è il western senza pistole e cowboy che fa per voi. Roba forte, ragazzi. Siete pronti per un vero trip? C'erano una volta in Anatolia tanti piccoli uomini infreddoliti da una notte tenebrosa: un procuratore distrettuale vedovo (Taner Birsel), convinto che si possa decidere il giorno della propria morte. Un medico divorziato scettico (Muhammet Uzuner), un poliziotto sposato esacerbato (Yilmaz Erdogan), un assassino passionale smemorato (Firat Tanis). Dov'è il cadavere in questo buio che fa paura? Mentre si cerca il morto, ognuno chiacchiera, ricorda, si racconta, smadonna, va a pisciare infreddolito. Il sindaco di un villaggio li ospita a cena. La soave apparizione di sua figlia lenirà per qualche secondo i tanti fastidi della triste brigata. Era vera o un sogno? C'è sempre una donna da decifrare nel passato di questi uomini minuscoli come formiche: per il procuratore “lei” è un racconto fantastico, per il dottore una foto severa, per il poliziotto una voce al telefono incazzata, per l'assassino una passione che lo guarda ancora dritto negli occhi. La notte finisce, arriva il giorno. La burocrazia deve redigere un rapporto che faccia chiarezza sull'omicidio. Dietro le parole digitate goffamente sui laptop, c'è però sempre un mondo di verità nascoste. Ora i bellissimi volti dei nostri segugi sono in primo piano e come fece Bob Rafelson nell'epocale Cinque pezzi facili, il regista Nuri Bilge Ceylan seleziona dal gruppo una faccia, il suo protagonista finale, spiazzandoci completamente (tecnica narrativa geniale oggi raramente usata tranne casi felici come Zodiac di Fincher e The Hurt Locker della Bigelow) e costringendoci, attraverso uno sguardo più intimo, a capire cosa passa nella testa del medico quando prenderà una decisione contro la sua etica. Immensa elegia dell'universo maschile che piacerà a chi, vicino alle sue tante bestialità, riconosce nel maschio anche spazi di elegante e metafisica malinconia. Ennesima grande prova per un regista sopraffino: il turco Nuri Bilge Ceylan, al secondo Gran Premio della Giuria a Cannes dopo il formidabile Uzak. Al termine di questo lungo viaggio in Anatolia non sarete più gli stessi. Ai piccoli coiti seriali delle sopravvalutate serie tv, continuiamo a preferire il grande orgasmo di quella notte chiamata cinema.

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