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Dark Shadows

Tim Burton

11 maggio 2012

di Raffaella Giancristofaro «È la donna più brutta che abbia mai visto!». Così dice Barnabas Collins (Johnny Depp) di Alice Cooper (essendo un vampiro proveniente dal '700, crede che "Alice" sia una cantante femmina...) mentre Cooper, nei panni di se stesso (anzi, dentro una bella camicia di forza, come nel video originale) canta The Ballad of Dwight Fry alla festa in casa Collins, anno 1972. Una magione neogotica, abbarbicata a una scogliera del Maine, dove i cascami di un'antica ricchezza mercantile si oppongono con orgoglio al trascorrere del tempo. E che il ritorno di Barnabas dal passato vorrebbe riportare in auge, contro il maleficio di una strega a cui lui non ha mai concesso il proprio amore (Eva Green). Attorno, una teoria di freak burtoniani - la madre volitiva (Michelle Pfeiffer), la dottoressa alcolizzata (Helena Bonham-Carter), il padre idiota (Jonny Lee Miller), gli adolescenti strani e disturbati dall'assenza di un genitore (Chloe Grace Moretz e Gulliver McGrath), il domestico che fa tanto Rocky Horror Picture Show (Jackie Earle Haley) e un personaggio sdoppiato tra giovane istitutrice e leggiadra fidanzata spettrale (Bella Heathcote). Ci piace la strana famiglia messa in scena da Tim Burton in Dark Shadows ? Sì e no. Sì perché è disfunzionale, flirta tra vita e morte, acqua (di mare) e sangue, magia e pragmatismo capitalista. No, perché la soggezione del film alla serie tv originale cui si ispira (presumiamo: si legge ovunque che è "cult", ma sarebbe bello sapere chi l'ha vista...) dà vita a una sceneggiatura troppo diluita, indecisa, troppo preoccupata di dare uguale spazio a tutti i personaggi. Aggiungiamo anche che la vicenda si appoggia un po' troppo alle movenze chapliniane e al comico eloquio arcaico di Barnabas/Depp. E a dirla tutta, l'accoppiata con la bella Eva Green non funziona così bene, visto che l'unica scena hot del film è un po' tirata via. Però. Però non si può accanirsi contro un autore che ci ha fatto sentire a nostro agio in mezzo ai mostri. Ci seduce sempre, questo suo romanticismo dark sui titoli di testa (un treno che attraversa la campagna sulle note di Nights in White Satin dei The Moody Blues), anche se poi si annacqua in una vicenda che non ha un centro ben definito. E non basta spargere copertine di dischi e poster di rockstar nella stanza di un'adolescente, o inquadrare Alice Cooper sulla cover di "Rolling Stone" per fare un film rock. Ci vediamo alla prossima, Tim. "Cause I love you...".

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