1 giugno 2012

Di Chiara Papaccio
Tarick1, o del non prendersi troppo sul serio. Andrea Calcagno, basso rotondo nei Laghisecchi e nei Numero6, potrebbe trincerarsi dietro pose indie, e invece no: è dal 1998 che a fasi alterne irrompe sulla scena italica con questo suo progetto side-divertissement, e se inizialmente era stato solo come remixer (di Subsonica, Tre Allegri Ragazzi Morti, Meganoidi...), già nel 2006 era uscito con Il dischetto rosso di Tarick1: italodisco aggiornata e scorretta. In Hail To The Kitchen il processo di trasformazione è perfezionato, ed è contagioso: Calcagno si è tirato appresso, fra gli altri, Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, Bobby Soul (ve li ricordate i Sensasciou?), Alberto Pernazza degli Ex Otago, Giulia Sarpero dei Kramers o il vecchio sodale Michele Bitossi per un disco che suona fresco come una ricreazione: liberi tutti fra electro, funk, pop elettronico e suoni retrò che dimostrano una grande attenzione per l'aspetto produttivo (la conclusiva Usami). Sarà solo una nicchia a voler bene a questo disco tanto ma tanto camp (il singolo Il pasto di Varsavia più ancora che il manifesto Home Gay Home), ma a quel piccolo numero Hail To The Kitchen suonerà irresistibile né più né meno che le prime prove di Daft Punk, Fare Soldi o anche i recentissimi sforzi degli Scissor Sisters, ai quali, in particolare, Tarick1 e i suoi superospiti fanno da credibilissimo contraltare tricolore. Insolito e solare.
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