23 aprile 2012
Di Chiara Papaccio
Lo scenario è cambiato. Non ci sono più i laghi della Svezia davanti agli occhi e il Bungalow 62 del Mora Parken è andato a ospitare altre famiglie, ma Paolo Forlì continua a usare lo stesso alias anche ora che è tornato a San Benedetto del Tronto, e ci firma il suo secondo disco da solista. Mad, Bad, Dead, uscito a due anni di distanza da Snowy Teeth White, trova l'ex compagno di palco di Emidio Clementi nei Maggie's Farm impegnato a perfezionare una formula minimale di indie-folk a bassa fedeltà ma che più onesta ed emozionante non si può. Ricorda le registrazioni in solitaria, comprensive di rumori di sottofondo, di Roger Quigley per il progetto At Swim Two Birds, anche se il risultato finale è meno rotondo, meno ricco e finisce col somigliare a un ideale figlio di Elliott Smith e Mark Everett degli Eels. Otto episodi appena, dove l'unico reale difetto è l'assenza di una backing band che potrebbe far salire di livello l'intero progetto e consegnarlo a un pubblico più vasto di quello che fino a ora si è accorto del talento di Forlì.
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