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Magic Mike

Steven Soderbergh

17 settembre 2012

Matthew McConaughey in Magic Mike di Steven Soderbergh (photo courtesy ufficio stampa Lucky Red)

di Francesco Alò

Dominato dai propri addominali per anni e anni, Matthew McConaughey è tornato a fare quello che ci sorprese favorevolmente ai tempi de Il momento di uccidere (1996) ed Edtv (1999): recitare. L'occasione di rimostrare il suo ventre scolpito, dimostrando grande talento e soprattutto una ragione per la nudità, gliela danno Steven Soderbergh e il suo ventiquattresimo film Magic Mike. Romanzo di formazione di uno spogliarellista nella Florida del divertimento e droghe facili (già rititolato dalla stampa straniera The Cool Monty). McConaughey è Dallas, capo anfitrione di un gruppo di ragazzoni che si spogliano a pagamento per giovani donne più divertite che eccitate. In questa piccola comunità che ricorda non poco il simpatico mondo del porno di Boogie Nights arriva Adam (Alex Pettyfer), 19enne senza prospettive che presto diventerà senza vestiti grazie a Mike (Channing Tatum), più grande di lui e già molto più saggio. Mentre Mike chiama il ragazzino a sé per passare il testimone e liberarsi di uno stile di vita di cui vede i limiti, il luciferino Dallas scorge nel nuovo arrivato colui che non lo abbandonerà a differenza del suo ex prediletto Mike. Come andrà a finire?

Il film dovrebbe essere proprietà assoluta del protagonista 32enne Tatum (ex spogliarellista, lo avrete già letto ovunque, e anche produttore esecutivo) o al massimo del 22enne coprotagonista Pettyfer e invece appartiene del tutto al 43enne McCounaghey, in versione fratello iperrealista del Tom Cruise-Stacee Jaxx del nostro amato Rock of Ages. Nonostante appaia sostanzialmente in tre scene, il texano lanciato da Richard Linklater nei primi '90 brilla per carisma, sex appeal e senso dell'umorismo. Il suo Dallas (che canta e suona, finendo anche nella colonna sonora del film) spiega perfettamente il concetto di “vedere e non toccare” tipico dello stripper ed è imperdibile lo sguardo tra il preoccupato e l'incuriosito che lancia ad Adam quando lo vede baciare una preziosa cliente. I due, probabilmente, sovvertiranno le regole del gioco. L'unico limite di un film intelligente, che Soderbergh gira con approccio dolcemente documentaristico, è proprio nel personaggio di Mike: troppo simbolico e propagandistico. Come se Tatum volesse dirci ad ogni ciak: “Ehi guardate che questa roba sordida non la faccio più, eh? Ora sono una star hollywoodiana!”. Con gli addominali sempre a favore di macchina. Pure lui.

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