Oltre le regole - The Messenger
di Oren Moverman
con Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi
È strano,
The Messenger, perché appartiene a due generi classici. Quello della "guerra a casa", mostrata dal punto di vista di famiglie, reduci e veterani, e quello che possiamo chiamare "Il Bel Film Di Una Volta": quello che si prende il suo tempo per portarci a vedere certe cose, non costruisce protagonisti subito gradevoli o di facile identificazione, e mette in conto parecchie pause in cui non deve succedere niente (i cosiddetti momenti privati dei personaggi, dove li si osserva mentre mangiano, dormono, cambiano lampadine).
Due generi incrociati per sviluppare una sola premessa: che razza di vita faranno due militari incaricati di girare casa per casa a comunicare le morti in azione del giorno? Una vita scandita dalle regole d'ingaggio. Esiste una procedura dettagliata ma capziosissima (nessun contatto fisico, evitare chiunque non sia il parente ufficialmente più prossimo del morto…); esiste un costo umano che nessuno degli interessati sembra tenere nella giusta considerazione, perché lo shock post-traumatico è quello delle bombe e dell'amico che ti sei raschiato via dalla faccia, non questo. E a volte scatta l'orgoglio di appartenenza anche nel lavoro che tutti prendono per una punizione o un passo indietro.
Ha ragione chi ne parla come di un film militare in senso stretto, e di un film ambiguo per quello che racconta sull'esercito. Ci sono tutte le punte di
awesomeness del caso (Woody Harrelson interpreta lo stesso personaggio di
Zombieland – uscito negli Stati Uniti a ottobre, da noi a giugno – ma senza gli zombie), c'è il cameratismo forzato che diventa amicizia tra uomini, c'è l'umorismo nero liberatorio (e se battute come "potrebbe essere peggio: potrebbe essere Natale" non vi fanno ridere, beh). Ma se questa ambiguità rimane in un testo, è perché funziona, perché porta avanti una storia insostenibile senza ridurla a un catalogo di bravi attori che piangono. Quando il protagonista è il messaggero che rischia di farsi sparare addosso a ogni consegna, soltanto perché a lui è andata così, va ridefinito per forza il concetto di "suolo amico". E là dove la missione non può mai avere un lieto fine convenzionale ("non esistono clienti soddisfatti"), è meno prevedibile che ogni porta si apra su un disastro ambulante. Nessun colloquio viene eseguito a regola d'arte, tutti prevedono almeno un imprevisto per cui il manuale serve fino a un certo punto.
I drammi che dovrebbero partire non partono, i conti alla rovescia stabiliti lungo la strada (un matrimonio, un trasloco) non innescano le tragedie che ti aspetti. E non tutto è sempre a fuoco, anche se dopo la prima ora qualche sbandata è quasi desiderabile (in effetti potrebbe prestarsi meglio a una visione domestica, con occasionali pause per tirare il fiato). Ma alla fine resta più denso, e più ricco, di tantissimi lavori recenti con una chiara posizione antimilitarista. Non tocca a un testo essere "contro" qualcosa e i film non vanno girati con i sottotitoli per non vedenti.
Violetta Bellocchio
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