The Bloody Beetroots
Romborama
Universal
L’ultima volta che mi sono appassionato a un gruppo con domicilio a Bassano del Grappa erano gli anni ’80, io ero tipo un bambino e loro si chiamavano Frigidaire Tango (che mo’ avranno 50 anni per gamba, malauguratamente si sono riformati, e mesi fa hanno fatto uscire un cd “nuovo” che definire tristanzuolo non rende l’idea, ma vabbè).
Fra l’altro, quando due anni e qualcosa fa si cominciò a leggere il nome dei TBB in giro per blogghetti internazionali, a tutto si pensò meno che potessero arrivare da Bassano del Grappa: c’è un limite anche al “Think local/Act global”, no? Uhm, forse no, tutto sommato. Il ganzo con la maschera da Uomo Ragno (da Venom, per esser precisini) si chiama Bob Rifo, e se per caso siete uno dei suoi 27mila amici di Facebook vi renderete conto che gira più lui, a metter dischi
around-the-world around-the-world, che un account manager della IBM. Sul serio: siamo ai limiti del jet lag riconosciuto come patologia professionale dal Servizio Sanitario Nazionale. E uno (ad esempio: io fino a un secondo prima di metter su ’sto disco) magari avrebbe detto: “Cialtrone giramondo, il tuo attesissimo album sarà la pubblica conferma della tua medesima cialtroneria allevata all’ombra della disco giovanilista un tanto al chilo, dei cliché più facili e risaputi, del brutto copiare gli inarrivabili Jus†ice”. Beh, invece no. Perché il tema e il format, ok, già li conosciamo (elettronica suonata come fosse punk), ma il ventaglio di soluzioni, sufficientemente ampio per non risultare noioso, comprende una certa grassa sensibilità funk non esattamente banale, uno strepitoso momento natalizio-morriconiano che pare il pronipote di
Ritornerai di Bruno Lauzi (
Little Stars), ospitate di figurine internazionali di culto quali Cool Kids e Vicarious Bliss, l’abilità di saper giocare con la natura fumettosa del proprio stesso suono (il che include la copertina, realizzata da Tanino “Rank Xerox” Liberatore), oltre ad alcune per davvero irrinunciabili scorciatoie da rapper terrone, tipo il vocoder alla Kanye West dentro
Second Streets Have No Name. E adesso conto alla rovescia (esce a gennaio) per l’album hardcore punk di Rifo insieme a quel degenerato del suo amichetto losangelino Steve Aoki.
Fabio De Luca
★★★★½
Download: Awesome, Second Streets Have No Name, Warp 1.9, House n°84
Leggi l'intervista esclusiva di RollingStonemagazine.it a Bob Rifo
"Non posso che quotare l' utente sopra di me"
E da qui iniziai ad ascoltare l'elettronica...d'altronde meglio tardi che mai!Veramente un ottimo disco (anche se la collaborazione coi Marracash in "Come La" se la potevano risparmiare),una tamarrata che merita non poco."Romborama... ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare l'elettronica. (#2)"
"Romborama... ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare l'elettronica." E pensare che mai avrei pensato di apprezzare l'album ... non stimando (eufemismo) il genere ... e poi invece ... è davvero un gran bel disco: "Have mercy on us" ... capolavoro spettrale... sembra di sentire il profumo di pan di zenzero e invece siamo di fronte a profondo rosso ... o a un gioco da nintendo 16 bit. "Storm" ...atmosfere da horror B-movie .. se chiudi gli occhi vedi donnine strafighe scappare per corridoi lunghi e stretti inseguite da mostriciattoli assurdi tenuti su con lo scotch e lo sputo. "Awesome" ... e basta il nome. NON c'è un solo pezzo che passa senza lasciare qualcosa... un immagine mentale ... un collo rotto ... una (soddisfacente) emicrania . Davvero interessanti. Per me, una nuova (piacevolissima) scoperta .