The Bush

Diego Buongiorno
(Never Stop Dreaming Industries)

5 febbraio 2013

Di Chiara Papaccio

Venticinque canzoni delle quali tredici sono già singoli per un disco della durata totale di ottantotto minuti con sessanta artisti coinvolti e oltre quattro anni di lavorazione: The Bush, opera prima del musicista romano Diego Buongiorno, è soprattutto un labour of love, come si dice in inglese. La bella espressione che indica una fatica immane portata a termine per passione e perché ci si crede fermamente evoca scenari donchisciotteschi di visionaria ostinazione, ed è un po’ così che è andata per questo lavoro che Diego ha finanziato con i propri risparmi, andando a coinvolgere, perché erano “giusti” per il progetto, artisti internazionali di primissimo livello, dagli Irrepressibles di Jamie McDermott a Jo Hamilton, dalle Amiina a Högni Egilsson dei Gus Gus, dai Little Red Lung a Dorian Wood a Sabina Sciubba dei Brazilian Girls al creativo supremo Author & Punisher, che costruisce da sé i propri strumenti musicali. La lista potrebbe andare avanti per righe e righe ancora, comprendendo anche le tante porte sbattute in faccia da chi rimaneva poco convinto della fattibilità di un disco ambizioso e che solo disco non è: The Bush sarà anche una favola per bambini in formato audiolibro, una mostra d’arte, un concept-live show ed è abbinato a una impressionante quantità di visual che raccontano non solo la storia della bambina Ava dalle ali di farfalla ma anche l’intera architettura del suo cantiere. Ogni canzone di The Bush, mixato da Addi 800 a Reykjavik e masterizzato a Londra dal Premio Grammy Mandy Parnell (entrambi sono nominati ai Grammys 2013 per Biophilia di Björk), è un capitolo sonoro di questa doppia avventura, quella accaduta a Buongiorno nel mondo reale intrecciata strettamente a quella della protagonista del progetto. Il problema di un album con tanti ospiti che hanno lavorato a una tale distanza chilometrica tra il microfono e chi (Diego) doveva legare il tutto alle proprie idee potrebbe essere la disomogeneità, ma il musicista ha superato questo potenziale limite grazie a una maniacale cura dei dettagli: The Bush è il canto di una creatura multiforme e con più teste, che si muove con sicurezza in territori familiari a chi ama la musica di Jónsi e Alex (e quindi dei Sigur Rós) (Ava’s Cheesefield) ma anche di Antony and The Johnsons, virati in salsa rock in All The Days. Si evoca Björk, ovviamente (come nell’iniziale The Dawn), e l’intero The Bush oscilla con grazia fra elettronica, post rock e musica da camera dal profondo nord, con una caratteristica di cinematicità – non a caso Diego compone musiche per cinema e teatro – che ricorda i poco conosciuti finlandesi Gentleman Losers. Decisamente abbiamo per le mani un progetto, e un prodotto, unico.

I tredici singoli già pubblicati in una playlist:

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